Non c’è mai tempo per giocare e non c’è mai tempo per (re)impararsi i tasti

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Hola boys ho scritto un commentino su un thread sui figueiri (http://bit.ly/2fUj5Bq) a proposito del solito problemone del backlog infinito e della poca voglia di prendere un gioco e giocarselo, alla fine ne è uscito un commentone per cui ve lo ripropongo anche qui (leggermente riveduto) come riflessione magari anche per discuterne un po’.

La premessa è che la soluzione (suggerita altrove nel thread) sta nel scegliere un gioco e giocarsi solo quello ignorando il resto del backlog, cosa su cui sono d’accordo, ma che però si scontra col mio risaputo e grave handicap nel ricordarmi i tasti dei giochi…

“Concordo con CR sulla “monogamia”: anche senza arrivare a comprarsi un gioco solo alla volta, basta giocarne uno alla volta senza spiluccare qui e là, e questo (almeno per me) per un fattore eminentemente pratico.

Il problema cioè è che quasi tutti i giochi moderni richiedono un bell’investimento cognitivo, specie a livello di ricordarsi i comandi (cosa su cui sono stato spesso perculato del resto 😉 ) non solo a livello di pulsanti, ma anche di menù, di meccaniche, e così via, e spesso se si lascia passare un po’ di tempo senza “far pratica” tocca poi reimpararsi tutto.

Per esempio mesi fa avevo cominciato The Witcher III e mi stava piacendo molto, poi però l’ho lasciato causa impegni di lavoro etc e l’idea di riprenderlo e re-imparare i menù, i tasti, le pozioni, gli olii, etc etc mi fa cascare le palle.

Ultimamente ho avviato Just Cause 3 (dopo essermi divertito la faccia con Mad Max volevo provare qualcos’altro dello stesso developer) e dopo una sessione iniziale di parecchie ore durante una giornata libera in cui mi sono divertito parecchio, già adesso (dopo una settimanina) sta cominciando a subentrare il cascamento di palle del non ricordarsi più bene tutta la storia delle dinamiche rampino/paracadute/wingsuit.

È anche per questo secondo me che la gente tende a tornare sempre se non allo stesso gioco alle stesse saghe, e che sclera di brutto quando magari in un seguito le sposti un pulsante o cambi una virgola nelle meccaniche.

A livello più generale poi viviamo in giornate dal tempo sempre più frammentato, in cui veniamo sempre interrotti da mille notifiche e viene sempre più difficile (anche grazie alle meccaniche di addiction che ci legano a tali notifiche in un rapporto sadomasochistico) riuscire a isolarsi e a concentrarsi su qualcosa in maniera continuativa per un certo tempo.

E quindi anche questo problema “ambientale” cozza con l’impegno cognitivo richiesto dai giochi moderni.

Alla luce di tutto ciò credo che gli sviluppatori moderni debbano porre particolare cura al “boarding” del giocatore nelle meccaniche di gioco, studiando in particolar modo le interfacce per far sì che le si possano imparare e anche ricordare e re-imparare nella maniera più veloce e immediata possibile.

Non è un caso che una delle grandi innovazioni del primissimo Assassin’s Creed fu di avere costantemente a schermo il layout dei comandi, e non è neanche un caso che ormai certe funzioni nei giochi siano ricoperte sempre dagli stessi pulsanti.

La vera sfida sta/starà nel riuscire a progettare meccaniche complesse (tipo appunto quelle di The Witcher III e dei suoi milioni di menù) che però possano rispondere a questi requisiti di immediatezza, insomma riuscire a semplificare senza però impoverire il gameplay (come invece avviene ad esempio spesso nel mobile).”

Appena mi approvano l’iscrizione leggo 👍🏼
In GE abbiamo fatto un’intera puntata a riguardo 🙂

Visto dopo che avevi riportato tutto (tutto?) anche qui 🙂

sìsì il mio commento sì 🙂

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