LE RECENSIONI PER PIZZARRONI DI FREE PLAYING PRESENTANO: DOUBLE DRAGON 3: THE ROSETTA STONE
L’altro giorno, stimolato anche dalla sua presenza nella Double Dragon Trilogy (http://bit.ly/1xxh0ul) mi son detto dai, facciamoci un giro anche su quella merdata di Double Dragon 3.
L’idea era di farmici un giro col multiplayer online, ma ovviamente, grazie alle scelte insensate di DotEmu (praticamente la nuova US Gold) non ho trovato nessuno nei server, e allora ho detto sai che c’è? Giochiamocelo col MAME e vaffanculo.
CHIUDIAMO I CONTI COL PASSATO
Facciamo una piccola premessa: credo fossero più di 20 anni che non giocavo a ‘sto titolo, che quando uscì all’epoca presi al volo, ma che mi lasciò irrimediabilmente deluso per la sua qualità indubbiamente peggiore rispetto ai predecessori.
C’è da dire però che già allora rimasi intrigato da certe sue caratteristiche – in primis la possibilità di usare personaggi diversi rispetto ai classici Billy e Jimmy – così alla fine rigiocarci è stata anche un’occasione per riprendere un discorso lasciato in sospeso per tantissimo tempo.
La verità innegabile è che questo titolo è un Double Dragon solo di nome, tanto per cominciare perché invece di essere double è triple, dato che si può giocare in tre (grazie alla partecipazione di Sonny, il terzo gemello ritrovato di Billy e Jimmy).
DOUBLE DRAGON SOLO DI NOME
L’ambientazione non è più (sub)urbana, ma si espande ai quattro angoli del globo, coi nostri beniamini (?) impegnati nella ricerca dei pezzi della Rosetta Stone del titolo, pezzi che ovviamente recupereranno dando mazzate a chiunque gli si pari davanti.
Le meccaniche di gioco sono completamente stravolte, il moveset è completamente diverso da quello dei due capitoli precedenti, mancano le prese (ma si può fare una specie di guillotine throw alla Ninja Gaiden), non c’è più la mitologica gomitata (ma in compenso si può infierire sugli avversari al tappeto) e il movimento dei personaggi è ultra-legnoso, tant’è che ricorda più il misconosciuto Manhattan Dealers (http://bit.ly/1CO950K) che non la fluida paciosità di DD1 e DD2.
Unico punto di contatto l’hurricane kick, che era stato introdotto in DD2, e che qui si può effettuare anche in tandem con un altro giocatore.
I SOLITI AMERICANI CAPITALISTI
A consolidare il sospetto che questo gioco sia nato come un titolo indipendente a cui solo in seguito è stata appioppata l’etichetta di DD, la presenza di diversi personaggi extra con cui giocare: un tizio grosso presumibilmente americano, un cinese panzone kung-fu, e un karateka giapponese.
Qui apriamo una parentesi: nella versione giapponese del gioco si può scegliere all’inizio il personaggio da interpretare, come in un Final Fight qualunque.
In quella americana (che è anche quella della Trilogy) è presente invece un pioneristico meccanismo di in-app-purchase, per cui in diversi livelli (manco in tutti) è presente un negozio in cui si può entrare e acquistare, spendendo i gettoni (che per fortuna nel MAME sono virtuali) i personaggi extra (nei cui panni “resusciteremo” una volta morti), ma anche mosse extra (che nella versione giapponese sono sbloccate fin da subito) e armi (che invece nella versione giapponese si trovano a random nei livelli).
Insomma, se volete giocare a DD3, giocatevi la versione giapponese col MAME.
SE NON È DOUBLE DRAGON, ALLORA COS’È?
Ad ogni modo, una volta che ci siamo messi l’anima in pace e che abbiamo capito che questo NON È un Double Dragon – sarebbe interessante sapere qualche retroscena sulla lavorazione del titolo: esiste un libro dedicato alla serie, “Enter the Double Dragon” (http://amzn.to/1COcbBQ), ma è solo in francese, in inglese esiste un bello speciale di Polygon, di quando ancora aveva velleità giornalistiche serie (http://bit.ly/1CObZCH)…
Dicevo, una volta messa l’anima in pace, che rimane di questo titolo? Alla fine più di quello che si potrebbe pensare… nella sua limitatezza e legnosità DD3 riesce a farsi apprezzare grazie alla varietà delle ambientazioni (con, a volte, musiche anche piuttosto evocative, tipo la foresta verso la fine del gioco) e al gameplay che, pur non essendo ai livelli dei predecessori, è comunque più complesso rispetto al solito 3-hit-combo e pedalare tipico dell’epoca post Final Fight.
Ma l’attrattiva maggiore credo che stia, in fondo, proprio nello status di “impero in disfacimento” del titolo: se gli si dà una chance, ci si addentra in una narrativa sociale fatta di rifiuto e svalutazione di quest’opera, una narrativa che però permette di apprezzare in maniera estremamente amplificata tutto ciò che di buono il gioco fa o tenta di fare.
IL FASCINO DELLA MONNEZZA
Mentre ci si aggira sotto i porticati di un’Italia (sì, nel gioco c’è anche un livello italiano) dove i passanti sono arcieri dell’antica Roma, o in una foresta nel bel mezzo del deserto, abitata da tronchi d’albero assassini, non si può fare a meno di chiedersi cosa passasse nella testa dei designer, in uno stato d’animo misto tra il WTF e la timida ammirazione per l’anarchia creativa che questo gioco esprime.
Se Double Dragon 2 era un blando remake del primo episodio, in cui la povertà creativa veniva compensata dalla giocabilità solida e blindata introdotta dal capostipite, questo Double Dragon 3 è una versione psicotropa dei topoi della serie, il fratello brillante e a suo modo geniale, ma irrimediabilmente fuori dal mondo e dai suoi standard.
In conclusione, e in altre parole, DD3 è il capitolo kusoge (http://bit.ly/1COeapD) della serie, la casa diroccata e malmessa, in cui ci si avventura per il gusto dell’orrido, e in cui non si sa mai cosa si può andare a scoprire…
Three player full playthrough of Double Dragon 3: The Rosetta Stone for the arcade. N-Zo as Billy, DaPat1920 as Jimmy, and Savian as Sonny.
Su Amiga mi piaceva ma non me li ricordo come tu lo descrivi. ..
cioè? come te lo ricordi?
Con ambientazioni lineari a parte il nemico finale in un tempio
non ricordo se sull’amiga qualcosa era diverso o se mancava qualche quadro, cmq la cosa principale che volevo sottolineare è che in questo si gira per il mondo mentre nei precedenti era tutto ambientato in uno spazio confinato, in una città e nei suoi dintorni
Leggo che era un porting fedele, probabilmente ho un ricordo falsato
vediti il longplay che ho linkato e vedi se corrisponde…
scopro con tristezza che all’amiga giocavo al 2…
avevo immaginato
secondo me su amiga giocavi a monkey island
Double Monkey
e la storia è pure simile: i fratelli che fanno di tutto per la propria donna