Riflessione sulla puntata 145,quando i partecipanti si chiedono perché nei manuali di psicologia c è la dipendenza dal gioco e non magari da media come musica o letteratura. Non sarà il solito veccho discorso del vedere questi come cultura e i v.g. invece no?

io credo ci siano due fattori: la prima è una questione di accettazione sociale, dove alcune cose sono più “digerite” di altre, il secondo è che probabilmente quello che accade in tv è un’opera sicuramente più multimediale della musica o della letteratura, dove tra l’altro, almeno nella lettura, c’è un impegno maggiore se vuoi capire anche di poco quello che leggi

allora anzitutto una precisazione doverosa: ho controllato e nell’ultima versione del DSM l’internet addiction non è riconosciuta come disturbo, ma viene presentata come una problematica che merita ulteriori approfondimenti nelle prossime versioni nel manuale

l’unica dipendenza non da sostanze è quella da gioco d’azzardo, definita gambling addiction

maggiori info qui:
http://en.wikipedia.org/wiki/Internet_addiction_disorder#Disputed_disorder:_DSM

detto ciò comunque rimane il fatto che si parla di internet addiction e di una sua possibile inclusione come patologia ufficiale, per cui sì, se si parla di quello e non di gente che sta chiusa tutto il giorno in casa a collezionare francobolli o catalogare insetti, un motivo di tipo sociale/antropologico, al di là del motivo scientifico, c’è

Dico la mia. Non sarei cosi categorico nel bollare musica e letteratura come arte e i videogame no. Esistono dischi e libri che sono pura merda e videogame che possono tranquillamente sedersi di fianco ai capolavori dell’espressione artistica umana. Di base credo che ci sia un fattore strutturale: alcuno giochi sono pensati per essere esperienze ongoing, senza una fine e sono questi che danno dipendenza. Skyrim ha i titoli di coda nel menu perché il gioco non finisce, Destiny o Diablo si basano su un sistema di loot radicato sulla reiterazione delle stesse missioni fino alla sfinimento. Non penso esistano meccanismi simili in altri media.

cercando di essere oggettivi credo che sia indubbio che ci sono molti meccanismi tesi a creare dipendenza in tutto ciò che fruiamo attraverso internet: la notifica di facebook, il grinding negli MMO… la “gamification” da quel che ne so è in pratica lo studio di come creare dipendenze negli utenti in modo da fargli fare certe robe piuttosto che altre

c’è anche da dire che una dipendenza può essere vista sotto certi aspetti come un condizionamento http://it.wikipedia.org/wiki/Condizionamento_(psicologia)

e che non necessariamente i comportamenti che si instillano nell’utenza sono nocivi, ad esempio molte app di dieta o di fitness cercano di motivare gli utenti proprio con meccanismi di gamification

certo magari la dipendenza si distingue per dare un rush immediato, laddove un condizionamento non necessariamente te lo dà

ad ogni modo il punto è che il problema è sicuramente complesso e ridurlo a “ah sta tutto il giorno attaccato al computer” finisce per over-semplificarlo e far partire la caccia alle streghe di turno

Sono d accordo con la prima motivazione di Simone Hector Savage Andreozzi,anche se addebiterei la minore “digeribilità” ad ignoranza del mezzo,per il resto io non difendo a priori i v.g.,credo che però ogni cosa che ti estranei dalla socialità sia da vedere come un estremo,ed in quanto tale diventa non dico sbagliato, quantomeno discutibile,al di là del mezzo usato

nella mia personale visione delle cose un programma d’informazione dovrebbe rifiutare la strada semplice del parlare alla pancia dello spettatore per muoverlo emotivamente, e dovrebbe invece puntare a informarlo e a dargli degli strumenti con cui lo spettatore possa giudicare con criterio

certo per com’è messa la tv oggi è una cosa quasi impossibile

e quindi il livello si mantiene quello della superficie e della pancia

e per la superficie e per la pancia internet = dipendenza, libri/musica no, tv forse, e così via

in ogni caso a ben pensarci come scrive Alessio sicuramente nei vg e su internet sono presenti le forme più evolute e sofisticate di tutti quei meccanismi per tenere incollato il pubblico che sono nati con la radio e la tv

la cosa che personalmente mi inquieta è che oggi questi meccanismi siano così sofisticati che bastano a sé, mentre un tempo dovevi necessariamente affiancargli un contenuto, oggi diventano essi stessi il contenuto, l’esperienza, che così di fatto risulta vuota

ad ogni modo tornando sulla domanda iniziale quello che sicuramente mi ha dato fastidio in announo è stato l’atteggiamento anti-videogiochi e soprattutto anti-sfigati che serpeggiava nello studio

era in questo senso che dicevo coi videogiochi ce la si prende, con libri tv e musica no, perché i videogiochi sono visti (magari nelle nuovissime generazioni no, ma già nella maggior parte dei 25/30enni è così), i videogiochi sono visti come il passatempo dello sfigato

e tutto announo è stato un bullarsi di fighetti (la innocenzi, trincia, belen, la parietti) contro gli sfigati che stanno sempre davanti al computer

se notate bene nella prima parte non c’è stato lo stesso paternalismo, perché nella prima parte si parlava di gente che scopa, e quella per definizione non è gente sfigata

aggiungiamoci il fatto che questi 25/30enni e oltre che vedevano i videogiochi come l’attività dello sfigato oggi si ritrovano con gente come favij che diventano vere e proprie superstar e magari scopano pure come e più di loro

e questo li fa ROSICARE di brutto perché non concepiscono che lo sfigato che sta davanti al PC possa avere soldi fama e successo

questo ovviamente NON esclude che internet e i videogiochi possano diventare addictive e alienanti e anzi spesso mirino a esserlo

però IMHO fa anche bene riconoscere quando uno parla in maniera disinteressata e razionale e quando invece parla a partire da una scimmia che c’ha addosso e in ‘sti casi la scimmia, almeno ai miei occhi, è evidente

per cui sì ok i vg creano dipendenza e sono alienanti ma belen e la innocenzi che fanno le maestrine spalleggiate dalla parietti anche no grazie

Alessio Cifani ha centrato la mia idea,io non capisco perché ci si debba concentrare sugli esempi negativi,che non mancano e lungi da me giustificarli,però gli altri mezzi non sono da meno,parliamo della Pausini? E di amici? O di qualunque reality?poi Bruno Barbera è vero che i giochi possono dare dipendenza,ma se guardo ad un altro mondo che conosco,ti garantisco che ci sono frange di gente che ascolta musica che non è messa meglio…

sì Stefano diciamo che ci sono diversi aspetti della questione che interagiscono tra di loro ma che bisogna cercare, secondo me, di non confondere

– c’è gente che è più portata a sviluppare dipendenze e quindi basta dargli la spinta (che sia un gioco particolarmente addicting, ma anche ad esempio un ambiente musicale dove girano sostanze) per farla cascare nella dipendenza

– ci sono prodotti che sono progettati per sviluppare addiction (certi vg, certi siti come fb) e ci sono prodotti che invece fanno parte dell’ambiente di chi ha una certa addiction (chessò, la musica reggae e le canne, o i rave e le pasticche)

– la musica reggae di per sé non mi dà dipendenza, ma certo se comincio a sentire bob marley un po’ di voglia di farmi la canna mi viene

– diablo o skyrim o altri giochi invece hanno meccanismi al loro interno che sono progettati per portarti ad avere una dipendenza o comunque per condizionarti a passare sempre più tempo con loro

detto ciò

– nella società c’è una divisione tra vincenti e perdenti e tra hobby dei vincenti e hobby dei perdenti, musica libri etc sono hobby da vincenti, videogiochi internet etc sono hobby da perdenti, e per questo vengono demonizzati, ovviamente generalizzando in maniera estrema

– per questo se uno si chiude in casa tutto il giorno a farsi canne e ascoltare bob marley – comunque – viene visto meno peggio di uno che si chiude in casa tutto il giorno a giocare a LoL

ovviamente sono tutti ragionamenti in libertà miei eh, onestamente neanche io ho una visione completamente chiara della questione

Stefano ci si concentra sugli aspetti negativi per istinto di conservazione. Se un coreano muore dopo 3 giorni interrotti di LOL e Studio Aperto riporta la notizia mia nonna mi chiama e mi dice di smettere perché ci tiene a me, allo stesso modo se uno muore facendosi tatuare da un amico in cantina con gli scorpioni penserà che i tatuaggi fanno male. Tendiamo tutti a generalizzare. Per quel che riguarda i media che danno addiction, lo ripeto, giochi e cinema, musica, libri sono profondamente diversi. I giochi (non solo video) sono SISTEMI DI REGOLE all’interno delle quali opera l’utente, gli altri sono forme espressive. Un gioco ti mette davanti a tot possibilità, tu le esplori, diventi bravo e ti tiene incollato magari variando aspetti minimi, magari generando mappe proceduralmente. Il fatto di diventare bravo è di per sé una gratificazione, un un headshot o sconfiggere un boss ostico rilasciano endorfine nel cervello. È più come praticare uno sport che leggere un libro. Io il paragone lo farei con i “malati” di fitness piuttosto che i lettori o cinefili compulsivi. Pure io metto il disclaimer: non ho competenze in materia, sono ragionamenti in libertà

So di che parli,attualmente rinfaccio ai miei i rimproveri perché passavo i pomeriggi sugli strategici PC che oggi mi consentono un abilità con il mouse che nel mio lavoro è utilissima..uso anche io il disclaimer, allora direi che oltre a noi dovrebbero farlo anche loro,così da non ergersi a paladini Dell informazione, piuttosto a stimolare discussioni che portino chi non conosce l argomento a scoprirlo e formare la propria opinione, esattamente come abbiamo fatto noi,senza schieramenti di sorta

Fun fact: in passato anche l’omosessualità rientrava nel DSM. E aggiungo: non è tanto la cultura, quanto l’interesse a rispondere a domande in maniera esaustiva

Aspetta Stefano, si stava parlando del “perché se io che gioco ho un problema, quelli che leggono/accoltano/guardano no?” e, IMHO, è perché si parla di oggetti diversi. Lo stigma sociale sui videogame è roba da anni 90 ormai, al massimo anni zero. Prendi un treno e vedrai che chiunque starà appiccicato al suo tablet/smartphone a giocare, le persone che da piccolo mi prendevano per il culo perché stavo a casa con il Super Nintendo invece di uscire a giocare a pallone adesso giocano. Ormai l’immagine del giocatore è questa qui sotto. È la nerdizzazione di massa di cui parla spesso Davide

Quello che volevo dire era che comunque il fissarsi sul gioco mi veniva rimproverato,quando ad esempio passavo giornate ad ascoltare musica o a suonare(cose che comunque mi isolavano un po’ quando esageravo) da loro non veniva visto come negativo, ecco perché lo portavo ad esempio, magari sono stato poco chiaro,ma era sempre per la mancanza di apertura mentale

Quanto a chi gioca con tablet e affini credo,magari sbagliando che ci sia buona parte di loro che non considera quello come videogiocatori,ma questo è off topic