#VG: Leaving Lyndow, un po’ walking simulator, un po’ avventura, un po’ esotico, un po’ opera prima

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Leaving Lyndow – Breve avventura molto vicina a un walking simulator, pensata come prologo di un titolo maggiore chiamato Eastshade (ancora in sviluppo). Racconta di una certa Clara e dei preparativi finali per una spedizione che la porterà lontana da casa per tre anni. Il gioco consiste nel visitare dei luoghi che hanno rappresentato qualcosa per la sua vita: casa sua, un rifugio in cui trascorreva del tempo con i suoi amici, casa di suo zio e una locanda; dove deve esaminare cose e parlare con personaggi. A livello stilistico è abbastanza curato, con architetture interessanti e una certa ricercatezza nella caratterizzazione della civiltà cui appartiene Clara (i modelli non sono bellissimi, ma rendono bene). Niente di eccezionale, ma è un discreto miscuglio tra fantasy e varie culture, come quella araba, quest’ultima visibile soprattutto nei vestiti. Peccato che i dialoghi siano fin troppo didascalici, macchiati dall’ossessione tipica dello sceneggiatore in erba che cerca di renderli significativi a forza. Ruotano ovviamente intorno alla scelta di Clara e rappresentano per intero tutto il campionario di luoghi comuni sull’argomento: c’è chi è favorevole al suo viaggio, chi è contrario perché è troppo pericoloso, chi è invidioso del fatto che sia stata scelta lei e non lui, chi vorrebbe andare con lei, chi la supporta a prescindere e così via. In generale profuma moltissimo di opera prima, con alcune ingenuità, come la distribuzione di alcuni oggetti un po’ forzata in una particolare location, da cui si legge il desiderio di dire più cose possibili in uno spazio di manovra ristretto. Nella sostanza è un titolo discreto e nulla più, ma vuoi per la bellezza dei paesaggi, vuoi per il tema di fondo che non mi dispiace, un po’ di curiosità di vedere il gioco principale me l’ha messa. Quindi, tenuto conto di tutto, ve lo consiglio.

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