#SERIE: Louie, stagione 4

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LE RECENSIONI UN PO’ A TENTONI DI FREE PLAYING PRESENTANO: LOUIE, STAGIONE 4

Quando, ormai più di due anni fa, scoprii Louie (http://bit.ly/1EuzCUE) ne rimasi folgorato, e mi pappai tutte e tre le serie disponibili su Netflix in tempi record.

Di questa visione ormai lontana nel tempo ricordo soprattutto gli incredibili pugni allo stomaco che Louis C.K. mollava tra una battuta e l’altra, ma anche storie, come quella in Afghanistan o quella in cui cerca di sostituire Letterman al Late Show, costruite in maniera sopraffina e in grado di coinvolgere in maniera sublime nella loro girandola di colorazioni emotive come cazzo sto scrivendo mammamia help me.

Qualche giorno fa sono andato a ricontrollare su Netflix se fosse uscita la quarta serie ma ancora niente lì, così mi sono recato sulla sponda del fiume Piedra, mi sono seduto e ho pianto.

DUE ANNI AFTER, LOUIE IS TORNATO

Dalle lacrime dell’amore sono sorti, trasportati dal fido torrente, gli episodi della quarta stagione di Louie, usciti già da un po’, nel 2014 (http://imdb.to/1EuAokB).

Da più parti ho letto che, dopo il successo stellare delle prime stagioni, Louis C.K. ha praticamente avuto carta bianca, e con Louie ormai può fare tutto quello che vuole.

Per dire, gira solo i primi tre giorni della settimana (mi pare), perché negli altri ha le sue due figlie in affido, e non vuole mancare (la troupe non apprezza molto, a quanto ho letto, ma lui comunque recupera tempo editando le puntate di mattina, quando le figlie sono a scuola).

O ancora, prima di iniziare a girare questa quarta serie, s’è preso un anno sabbatico, semplicemente perché voleva ritrovare l’ispirazione.

TUTTO SCORRE, TUTTO È UGUALE

Cosa m’è rimasto di questa quarta stagione di Louie? Anzitutto premettiamo che, essendo passati un paio d’anni, è probabile che anche rivedendo le prime tre stagioni oggi ne trarrei un’impressione diversa… Il tempo passa per tutti, e questa serie ha la capacità di buttare tanti ami a cui poi s’abbocca a seconda delle proprie disposizioni e del proprio umore del momento.

In Louie, Stagione 4, si abbandona un po’ il pessimismo cosmico per portare in primo piano un gusto per l’assurdo estremo – o forse l’assurdo e il non-sense sono semplicemente la naturale evoluzione del pessimismo e della depressione.

Questo rifiuto della realtà e delle sue costrizioni porta però ancor più in primo piano la potenza delle storie, dei momenti, delle immaginiaaargh.

LOUIE IN TRANSLATION

La parte centrale della stagione è costituita da una lunga sequenza di episodi, sei in tutto, in cui Louie conosce e si innamora di un’inquilina del suo palazzo, un’ungherese che rimarrà lì per un mesetto ad aiutare la zia anziana, prima di tornare definitivamente in patria.

La genialata è che questa donna ungherese parla solo ungherese, e Louie parla solo inglese, e per tutto il tempo i due comunicano in questa maniera strana fatta di gesti, silenzi, sguardi… davvero una bella favoletta, in cui, di nuovo, la scrematura del razionale dà risalto e primo piano all’emotivo argh come sto scrivendo di nuovo.

Il resto della serie è fatto di puntate degne, guardabili, anche se l’highlight è sicuramente, ripeto, e per me, la sequenza centrale in cui Louie s’accompagna a Eszter Balint (che tanti anni prima aveva recitato in un ruolo del tutto analogo, mi dicono, in Stranger Than Paradise di Jim Jarmusch).

CHE DIRE?

Prima che me ne dimentichi, menzione di merito WTF: il medico maestro di vita unlikely che vive nel palazzo di Louie.

Verso la fine si ride di più, va detto, anche perché Louie, di rimbalzo, ci prova con quella nana buzzona di Pamela Adlon, e inevitabilmente qualche battuta in più ci esce.

Però tutto è molto strano, molto rarefatto… più del solito, anche più del solito Louie.

Mah. Consigliato!

this is Ursula Parker and Eszter Balint playing violin while Louie stands there like a jerk.

me l’hai venduta, stasera la incomincio

poi fai sape!

figo c’è comodo su popcorn time, ci darò un’occhiata

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