#POST: Jeff Vogel torna a parlare della bolla indie

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Jeff Vogel torna a parlare della bolla indie

The Bottom Feeder: The Indie Bubble Revisited (or, Are We All Totally-Doomed, or Just Regular-Doomed?)

jeff-vogel.blogspot.it
Thoughts on indie game development. Humor. General crabbiness and bad feelings.

a Vogèl, ce lo stai a di da cinque anni oramai che deve scoppia’ sta bolla. Me pari giacobbo e il 2012.

vabè ragaz la bolla è scoppiata ormai da tempo

si sta silenziosamente ricostruendo sulle macerie, per altro meglio di quanto mi aspettassi

Davide “You’re still reading this? What’s WRONG with you? Why didn’t you just read 200 words, make up some stupid opinion I didn’t say, and attack me for it in a Gamasutra article? You know, like everyone else?”

L’ho letto tutto, rimane la mia opinione :p

allora scusa, a me pare dica cose sensate

“I believe a really good game, word of mouth marketing, and patience can still be enough to generate a profitable product.” #credici

Diglielo a quello di Telepath tactics

Che è diventato ricco, infatti. Sta alle Bahamas con Notcholo e sono entrambi depressi per i troppi soldi. sisi

no dicevo Vogel dovrebbe andarglielo a dire

che scriveva un mese or so fa sul suo blog “le mie due alternative sono o continuare a fa giochi solo come hobby o fare un sequel all’anno utilizzando lo stesso engine e gli stessi assets per sperare di iniziare a guadagnare in due tre anni”

profitable gogogo proprio

il problema sta ancora co sti ragionamenti bipolari o AAA o indie che non hanno nessun posto in come è strutturata l’industry oggi, Ma vabbeh.

La bolla indie non può scoppiare perchè la bolla indie non esiste. #aforismidelmiticodavide

Siamo 7 miliardi di persone, trovatevi la vostra nicchia e vendete solo a quella finché sono vivi e hanno soldi. Se muoiono o diventano poveri siete semplicemente fottuti. E io dietro casa ho ettari di terra da zappare, se volete.

e comunque la soluzione alla #bollaindie è chiaramente fare la carit… ehm, donare ai patreon della gente brava e bella. Tipo il mio.

Davide la bolla indie è quella che ha permesso a notch jonathan blow phil fish e il team meat di fare i soldi, e a tanti altri titoli che oggi finirebbero nell’anonimato (tipo N+) di avere un discreto successo

oggi un braid tale e quale non se lo cagherebbe nessuno o al max diventerebbe uno dei tanti titoli “tripla I” di devolver che non so quanto bene facciano ma immagino non quanto i titoli succitati

poi vabbè immagino che tu avrai tutta una definizione tua di indie ma per noi esseri umani l’indie è quello

si bruno ma quella bolla di cui parli tu quanto è durata? 6 mesi? era scoppiata ancora prima che vogel si accorgesse che esisteva.

Dà se continui a spammare il tuo patreon come fanno i social media markettari appena assunti, sicuro ti fai #ibogmoney. <3

se donate ci assumo un marketing guy coi soldi allora!

Ma ci compri i mezzi professionali col patreon?

si, una vespa

Per avere una minima possibilità di donazioni usando il canale social, dovresti prima un minimo portare le persone verso una pseudo-fidelizzazione autonoma di quello che scrivi, fai, dici, condividi, ecc ecc. Cioè dovresti tipo diventare Gianni Morandi in versione videoludica. Quello buono però, non la versione malvagia.

ma dove lo trovo qualcuno che mi fa un contratto discografico e poi mi fa fare i film?

KOGGIMA!

kickstarter KOGGIMA+FIANDRA Merola Gear Solid

Lasciamolo sta a Koggima che deve fa ‘na roba bellissima con Avellone:

Parlare di bolla indie negli ultimi due o tre anni è risibile, perchè si ignora completamente la struttura dell’industria e gli apparati produttivi che ci sono dietro i giochi che si ragruppano nel macroinsieme “indie”.

cioè? che struttura e che apparati?

nel senso che dire che “ah tutti i giochi su steam so indie” è na cazzata. Si va da giochi con producer come DD dietro, a studi “medi” (che oh quanto ci mancano) che non producono solo roba su steam ma anche prodotti su commissione per altre piattaforme. Si l’indie che fa il cioco tutto solo, non ci guadagnera’ mai piu’ come fece in cui 6 mesi nel 2006, ma anche non esiste più praticamente a parte un paio di folli.

Considerare il gioco su steam l’unica fonte di entrata del macrogruppo “indie” è una visione molto limitata dell’industria sinceramente.

Le previsioni che fa sembrano veramente sconnesse completamente dal mercato ludico odierno, che per gli studi medio-piccoli è molto regionalizzato.

che oh, dire “non licenziatevi per fare il gioco indie da soli” è un avviso giusto. Però se nel 2015 uno si licenzia per fare il gioco indie da solo avrà tipo preso una botta in testa o non si spiega.

Davide anzitutto uno studio “medio” prima era THQ, non l’indie che ti fa il giochino un attimo più curato, e magari ne fa uno ogni 20 anni

poi Vogel non è che escluda gli altri mercati, semplicemente ha preso a esempio Steam perché è quello su cui si hanno più dati, ma gli store mobile per dire sono messi pure peggio, e su console non credo che la gente spinga per comprarsi i titolini pixellosi (ma magari no)

e per finire la bolla indie economicamente sarà pure finita in 6 mesi, ma culturalmente è durata anni, e probabilmente ancora oggi c’è gente che ha il mito di notch o jonathan blow o del piccolo studio indie che ce la può fare

in quest’ottica post come quello di vogel non possono fare altro che bene e magari evitare che qualcuno faccia il passo troppo lungo della gamba

cmq che significa che il mercato odierno è regionalizzato?

ma basta con sta gente col mito di notch e blow, che la tiri fuori ogni santa volta ma io ancora non ne ho visto uno.

Regionalizzato == metodo Checco Zalone: vendo 300 Folletti in un mese a tutti i parenti vicini e lontani => divento “bravo”. Finiti i parenti, mi sparo.

Regionalizzato in due sensi. Principalmente, per gli studi piccoli gli expo’ più piccoli contano molto di più di robe globali come il PAX (e portano molta più stampa e vendite). Secondariamente perchè la sussistenza gira molto più attorno a lavori su contratto, ergo il contatto con organizzazioni in loco (che esse siano musei, o studi grossi) è una prerogativa.

di nuovo, quando vogel dice “eh ma ora ci sono 100 000 giochi superindie al pax, non venderanno piu’ niente” mi sembra lui l’unico col mito di notch e blow.

ah boh io un paio d’anni che ho girato su indie vault ne ho visti un sacco di indie di belle speranze con gli occhi a cuore, sia nel forum che nelle mail che riceveva il sito con richieste di recensioni e news, e non solo dall’Italia

magari non avevano il mito di notch e blow però una mezza speranza se non di “farcela” quanto meno di riuscire a sostenersi sì, e di sicuro questa mezza speranza non ce l’avrebbero avuta senza l’exploit del 2008

il fare lavori a contratto non lo metterei sotto la voce “indie” ma sotto la voce “freelance”, nel senso che lo vedo più come un modo per mantenersi mentre si fa l’indie, che non mantenersi facendo l’indie

alla fine se i soldi t’arrivano dal fare l’advergame per il museo il tuo lavoro vero è quello, e fare l’indie è solo un hobby, come ha detto vogel

ma in realtà molto piu’ frequentemente entrambe le cose portano profitto e l’una fa da fallback all’altra nel caso di intoppi.

poi se tipo gli studi italiani campano facendo vedere il loro gioco allo svilupparty e alla games week non lo so, l’unico gioco “regionale” che mi viene in mente è super cane magic zero, altrimenti c’è il gioco dei marò e quello su salveenee…

L’italia è anche un panorama parecchio diverso da quelli anglofoni bru

eh ma per “regionale” che intendi? usa giappone e uk? germania forse?

dove qui c’è lo svilupparti una volta all’anno da altre… parti (ba dum tss) c’è un quantitativo molto più nutrito di eventi in cui fare networking e pubblicizzare i propri prodotti. E anche un publico molto più propenso all’acquisto.

uk, francia, germania, us

non so come sia la situazione nell’est europa, ma vedendo che è pieno di studi medi (gne gne gne) che sopravivvono, tenderei a dire che un metodo l’hanno trovato pure loro.

la spagna ha un numero enorme di sviluppatori mobile anche.

mah, sarà, ma stai cmq descrivendo tutta una serie di realtà che sono abbastanza ai margini della definizione di indie

quelli di cui parli tu sono più assimilabili a degli studi di sviluppo medio-piccoli che freelanciano e/o fanno titoli “di cassetta”, tipo chessò lo studio italiano che fa il gioco mobile sulla scopa o l’infinite runner su totti, una roba un po’ distante dall’idea generale di indie

se però per te è indie anche quello allora ok (y)

ma è quello che fa vogel quando prende un grafico che indica QUALSIASI GIOCO STEAM TRANNE I TRIPLA A

e fa discorsi implicando che la sua classificazione di indie è qualsiasi cosa non sia tripla a

in effetti… dopo ci penso

Non so, a me pare di vederne un po’ in giro col mito della superstar, basta leggersi il gruppo Indie Game Dev o Indie Game Chat qui su facebook.

La maggior parte però mi pare più coi piedi per terra, per quanto sempre con ‘speranze da indie’, e lo stesso Vogel introduce il discorso parlando di questo tipo di indie: quello che non sogna di diventar ricco, ma cerca di farci qualche soldo per poter sopravvivere facendo quello che gli piace.

Io stesso non posso fingere di non averci pensato ed è uno dei motivi per cui mi sono buttato nel freelancing, così da avere anche del tempo da dedicare ai miei progetti personali. Se anche non ci faccio un euro, non muoio, ma mi sembra normale sperar di farci qualcosa. 🙂

Secondo me non dice stupidaggini, ma forse bisognerebbe distinguere per genere, penso che le nicchie possano avere ancora possibilità (anche se in effetti ho perso anche il conto dei TBS che stanno uscendo >_>).

Comunque quasi 10k copie di Avernum 2 non sono certo un brutto risultato, se realmente a lui ne bastano 6k (senza calcolare l’apertura al mobile). La fetta di torta a cui punta lui non è che sia così grossa e buona parte di chi poteva intercettare è già stato intercettato, soprattutto se pensiamo che per 15 anni ha avuto quasi totale campo libero in quel tipo di RPG (dato per morto fino al boom di kickstarter nel 2012).

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