Videogiocatori, la solita feccia?
‘Find some common humanity’ says That Dragon, Cancer dev to forum trolls
www.destructoid.com
What is wrong with people?, Trolling the grieving. That Dragon, Cancer is a deeply personal and emotional experience that tells the real-life story of one family’s experience dealing wit…
Decine di milioni di persone sarebbero feccia perché qualche troll ha scritto stronzate su internet?
È imbarazzante se si pensa che se invece di un gioco si fosse trattato di un libro o di un film, nessuno avrebbe battuto ciglio.
La feccia, però, non credo sia troppo legata al videogioco in sé come
medium, ma solo al fatto che l’età media degli appassionati è più bassa…
Dopotutto questi sono i primi anni in cui un 13enne può avere lo stesso diritto di parola di una persona di 40 o 100 anni.
E io mi ricordo le idiotiche cazzate che pensavo io a quell’età…
Solo che al massimo le potevo scrivere su un muro. 🙂
A comportarsi così sono tantissimi adulti. Se ne era discusso in altre occasioni.
Beh un adulto che si cela dietro l’anonimato perde molto dell’essere adulto… 🙂
E anzi, può avere comportamenti infantili con in più la malizia dell’età…
Nel senso che nessuno avrebbe scritto un articolo sui troll?
Film del 2001…
https://www.youtube.com/watch?v=-T7CJ2P6k4U
Accade ovunque: dal cinema alla politica.
Jay e Silent Bob rispondono ai fans che li insultano su internet
Nel senso che i troll videoludici sono di più solo perché sono più giovani… E quindi intrinsecamente coglioni. 😀
Forse, chi lo sa.
Solo un’opinione che nasce da una costatazione.
Più giovani, più maschi (almeno gli attivi sui forum)… Insomma, più biologicamente idioti.
Dei cretini totali, i gamerzlol (che ricordiamoci età bassa etc.) siamo d’accordo. Però questi sono i lati normali di un operazione del genere, si fosse trattato di un film in cui per regia e attori ci fossero stati padre e madre non credo si avrebbero avute reazioni tanto diverse. Vi invito a giocare al gioco e a leggere blog e twitter e sito di sviluppatori e del gioco. Io l’ho fatto prima di giocarci e dopo averci giocato (ci ho giocato prima che uscisse in beta, domenica lo riproverò completo ma c’era già tutto tranne alcune scritte) e non so ho parecchie critiche da muovere, certo non tipo “ah vi arricchite col cancro” che fa un botto ride (per non dire piagne), però è qualcosa di non così lontano come sensazione eh. Ci ho visto un interpretazione di fede e spiritualità in tutta questa operazione che insomma mette in luce turbe profondamente americane (quindi per dirla come quei bimbifessi “capitaliste”). Se non riesco a criticare del tutto That Dragon Cancer è solo perché stranamente il gioco riesce ad avere vari lati efficaci e potenti, non banali nonostante tutto.
a malincuore devo ammettere che quello che ha detto che aspettano che gli muoia qualcun altro per far uscire un dlc m’ha fatto ridere. però sì dai, sono robe da vergognarsi
Marco interessante ‘sta roba, mo sono più curioso di vedere com’è
Io dico che si può giudicare il gioco in quanto tale, ma permettersi di giudicare le motivazioni di chi ha vissuto un’esperienza del genere…
È un altro paio di maniche.
E poi la loro può essere una visione commerciale, americana, cristiana…
Conta poco, è la loro visione.
sì vabbè quello è pacifico, una roba del genere ti può far rifugiare in robe che magari all’esterno possono apparire assurde o banali o patetiche, ma quando metti in conto quello che hanno passato…
Andrea Gaminaction Lib purtroppo il loro gioco non si può giudicare senza giudicare loro, perché loro (i genitori) sono dentro al gioco, ma lo hanno anche costruito. Però hanno perso il figlio sofforono e quindi ti mettono in difficoltà nel criticarli (dico proprio in senso di “critica” non di critica negativa) perché, appunto, chi sono io per criticare come uno affronta il proprio dolore? eppure quello che i due coniugi hanno messo in piazza non è solo la rappresentazione del loro dolore (che è una roba di cui espressioni e arti varie si sono sempre cibati) ma anche un’intimità (che sia poi sotto forma di credenza in dio o no poco importa) che in dei momenti allontana e porta a giudicare i loro comportamenti invece che il loro operato.
Cioè regà per farla breve il gioco rappresenta la loro sofferenza, come loro giustifichino il fatto di averla passata, e come accettano una perdita. Ora l’accettazione di questa perdita passa moltissimo attraverso l’affermazione comunitaria del videogioco che hanno creato e della gente che ha seguito il suo sviluppo e della sua documentazione e della sua condivisione. E’ questa forzatura che non mi convince di tutta questa operazione, invece che un condividere il dolore personale rendendolo universale (detta così è una cacata ma già ho scritto troppo cercate di capirmi) ho trovato un condividere il dolore personale rendendo la propria esperienza interna simbolo profondo che purtroppo per me di profondo ha poco perché quando arrivi a questi livelli devi avere un grado di interpretazione della realtà (anche religioso eh) che pochi hanno nel mondo e di solito per farlo devi essere a livello “artista”, non solo uno “di buona volontà”. Ecco per me il lato “cristiano americano” mezzo capitalista della faccenda è in questo fatto del “ma l’abbiamo fatto”, questa giustificazione continua del loro essere (vai su twitter e c’è scritto SONO CRISTIANO, oh da paura eh! non è che io sul mio twitter devo scrive sono COMMUNISTA E MANGIO I BAMBINI) e ciò succede nei momenti più “tranqilli” del gioco, i momenti migliori del gioco sono quelli potenzialmente più struggenti e pesanti perché sono sinceri, sono veri, almeno nel gioco spariscono certi ragionamenti interpretativi.
Quindi ecco per essere all’altezza di un argomento nell’interezza così personale e assurdo non bastano due colpi di genio e una sobrietà generale (entrambi poi non riesco a non pensarli presi diretti da KRZ ma vabbè), serve una preparazione culturale enorme, o un’eccezionalità particolare. MA CHI SONO IO PER DIRGLIELO? Io dovrei scriverne di sto gioco (su prismo) e vorrei lodarlo ma anche far notare i suoi difetti, ma perché criticare questa loro non-capacità artistica quando il punto del gioco probabilmente è rappresentare la più pesante perdita che LORO abbiano mai avuto e magari non avevano mai pensato di trascenderla unendosi al concetto di “perdita” in generale?
Il succo forse è che ognuno affronta le cose della vita come meglio crede… E hanno tutti ragione, forse…
Se va bene a loro.
Hmm si ma non è questo il succo, il problema non è se “va bene” a loro, perché ora quell’opera è autonoma non è più loro, eppure la sua natura (del gioco) fa si che spesso non si possa farne una vera critica senza risolverla in maniera sbagliata ovvero un dualismo riduttivo tipo: hanno fatto bene/hanno fatto male a farlo.
Più giusto sarebbe: hanno espresso bene la loro esperienza? si e no. Perché si? perché riesce a non essere mai troppo didascalico, riesce a creare empatia con sensazioni in un contesto non certo facile. Perché no? perché è un opera che dipende troppo dall’accettare la loro visione specifica e contingente del come accettano una perdita nel momento in cui ti forzano (e si forzano) a ragionarci sopra.
Certo, perché tu giudichi il gioco, e fai bene.
Difficile è riuscire a limitarsi a questo, data la
“pesantezza” della questione.
Ecco si.
Sai che ti dico?
Secondo me, tutto quello che fai per poter superare il fatto che tuo figlio sta morendo…
Va bene.
Poi magari il gioco fa cagare, ma le due cose non devono essere collegate.
Cmq il gioco non fa cagare eh, tengo a precisarlo
Lifehack: Si può giudicare un gioco con tatto e senza essere pezzi di merda
SI ma scrivere “non essere all’altezza del compito di trascendenza artistica” (o qualsiasi cosa voglia dire) dopo che la key ti è stata data dalla madre, è veramente difficile pure se in italiano e magari on ti troverà mai. Davide Alexandro Fiandra (sempre ti riferissi a me, se ti riferivi ai cojoni haterz forum quello so troll cretini di base non avranno manco giocato il gioco)
no mi riferivo al discorso in generale di tre o quattro commenti fa
e alla gente che “””trolla””” (che è un eufemismo per fa il testa di cazzo) sulla pagina
Postando questa roba non volevo affermare che il gioco di due che hanno perso il figlio in seguito a una malattia incurabile sia ingiudicabile. Non sia mai. Quando trasformi il tuo dolore in un’esperienza estetica entri automaticamente nel gioco della fruizione/critica, anche spietata. Sennò basterebbe raccontare di sofferenze patite per diventare inattaccabili, con tutto il rispetto possibile per le sofferenze patite. Rimane il fatto che ad esempio Isabelle Allende ha scritto ben due libri sulla scomparsa della figlia Paula, entrambi dei best seller, e nessuno si è mai sognato di attaccarla con infamie simili. Se vogliamo la poesia ci campa da secoli cantando la scomparsa di persone care: qualcuno darebbe dello sciacallo a Pascoli per X Agosto? Ovviamente qui il nodo è la reazione dei videogiocatori, che denota due cose: infantilismo becero e, soprattutto, disprezzo per ciò che fanno. Quelle accuse dimostrano che molti di loro considerano comunque i videogiochi come un mero mezzo di svago che non deve ambire a fare altro che intrattenere, figurarsi a raccontare una storia così personale. Questi idioti si sentono messi in discussione ogni volta che incappano in qualcosa che va oltre le loro scarse capacità immaginative, fonte di profonde frustrazioni che sfogano appena possono cercando di apparire cattivi.
Tutto giusto, io aggiungo solo che forse se quando avevo 13 anni qualcuno mi avesse chiesto in un sondaggio anonimo “Compreresti il libro della Allende che parla della figlia morta?” magari la mia risposta sarebbe potuta essere merdosa quanto quelle di cui parliamo qui.

