DuckTales 2017
Ho visto oggi il primo episodio, un piccolo lungometraggio di 45 minuti (contro i canonici 22 degli episodi tradizionali) uscito in anteprima su Disney XD USA per celebrare il reboot della storica serie animata anni ’90.
ATTENZIONE SPOILER
(se vogliamo chiamarli tali, ma insomma, proseguite la lettura a vostro rischio e pericolo di rovinarvi la prima visione!)
Personalmente sono molto, molto, molto contento di quello che ho visto. Sono un entusiasta della prima ora su questo reboot, il che è strano per me che tendo a preferire i classici, ma in questo caso ci troviamo di fronte ad un “aggiornamento” più che ad un reboot: non un semplice rimescolare gli ingredienti che già conoscevamo, ma un vero e proprio lavoro di fino che ha migliorato tutto il migliorabile.
Mi spiego meglio: ho rivisto i primi episodi del DuckTales originale ultimamente (il cofanetto in DVD viene spesso svenduto su Amazon a pochi euro, ndr) e li ho trovati decisamente invecchiati, innanzitutto per la qualità delle animazioni che oggi appare molto bassa e, secondariamente, per il tono rivolto ad un target esclusivamente infantile, non oltre i 10 anni, quindi battute semplicissime e stile del racconto episodico senza trama orizzontale e con pochissimi guizzi. Nota di merito per il doppiaggio italiano dell’epoca, con voci stupende e uso delle classiche onomatopee fumettistiche sempre adeguato (SGURGLE!). Lo stile grafico era classico, o meglio, seguiva le linee tondeggianti e standardizzate dalla Disney di fine anni ’80 e inizio anni ’90 per quel che riguardava il merchandise internazionale, privando i personaggi di quello stile personale dato dai vari disegnatori di fumetti nel corso degli anni e adeguandolo ad uno standard che potesse piacere al pubblico più ampio possibile.
DuckTales 2017 punta palesemente ai trentenni, a chi ha visto la prima serie da bambino e ora, da adulto, sarà probabilmente in grado di cogliere i riferimenti non solo al classico animato (la lampada e la moneta del Tesoro dei Soli d’Oro nel magazzino di Paperone sono strizzate d’occhio potentissime), ma anche alle storie a fumetti – principalmente di Carl Barks, creatore di Zio Paperone e prolifico disegnatore di storie a fumetti riguardanti le avventure del papero plurimiliardario accompagnato in giro per il mondo da Paperino e dai tre nipotini. Proprio questi rimandi forniscono l’ossatura invisibile di un prodotto molto più evoluto del classico a cui si ispira: qui più che mai è evidente la presa di coscienza degli autori di poter parlare ad un pubblico non solo ampio ma anche multistrato, dai bambini di oggi (che non riconosceranno le citazioni, ma spero si divertiranno ugualmente a seguire lo show) a quelli di ieri, che se hanno integrato la visione del cartone animato con la lettura dei classici di Barks, la Saga di Paperone di don Rosa e, mi auguro, le notevolissime storie inventate dagli autori italiani del settimanale Topolino (tra cui un Artibani in grande spolvero che negli ultimi anni sta sfornando un capolavoro dietro l’altro, ma già nei decenni precedenti si perde il conto delle saghe avventurose fiorite prima e dopo il DuckTales televisivo), permettendo al nuovo DuckTales di infiocinare una citazione dopo l’altra mentre si srotola una nuova storia davanti ai nostri occhi: Paperino nasconde un passato avventuroso che i nipotini (riletti in chiave moderna con un umorismo tagliente che strizza l’occhio ai Simpson più che al buonismo del precedente Disney) ignorano, senza tuttavia perdere il classico caratteraccio (e doppiaggio) che conosciamo. Paperone è il multimiliardario che conosciamo, non è chiaro quanto gli accenni alle passate avventure si riallaccino alla serie precedente, ma è palese fin dallo stile grafico adottato il richiamo ai classici a fumetti – e quindi alla storia personale che lo ha reso refrattario agli affetti familiari. La sorpresa finale negli ultimi secondi getta le basi per una serie che, immagino, userà bene tutto questo materiale, sviluppando trame orizzontali e verticali, per un ritorno quantomai gradito e, probabilmente, di successo come e più del precedente.
Ogni dubbio è stato polverizzato in 45 toccanti minuti.
Lo stile anni 80 non si batte
Vista poco fa la doppia puntata, sensazioni contrastanti.
Lo stile grafico nuovo è interessante ma mi lascia perplesso non tanto per le forme quanto per le proporzioni dei personaggi. Perché Zio Paperone e Paperino sono così alti? Cuordipietra mi pare proprio riuscito male, e i suoi scagnozzi son poco disney. Da dove cazzo è uscito il lupo? Mettetegli un becco per dio
I nipotini sono un po’ troppo new age Yo Bella Zio, gli manca l’innocenza che li caratterizzava. Prossima puntata scattano i selfie su instagram?
Zio Paperone col Motorola Razr d’oro? Srsly?
Per il resto storie coinvolgenti e piacevoli, belle animazioni e belle strizzate d’occhio ai fan di vecchia data (la lampada <3)
