“Many indie devs could have written about this (or already have), it’s simply not making the headlines. “Indie dev doing okay but still struggling” probably isn’t a title that would get many clicks.”
“I’m pretty sure most people know that this is not an easy business to dive into and I surely knew it for having released quite some not so successful games over nine years but I think we can easily become numb to this fact when we keep hearing about success stories. I’m the first to admit that I’ve been guilty of this at times.”
The financial reality of being indie and doing just okay
ubm.io
Indie dev doing okay but still struggling probably isn’t a story the press would care for but it’s still a story many indie devs can probably relate to.
Pezzo molto ben scritto, asciutto
e concreto.
La parte che colpisce sempre molto è scoprire che i giochi se non li hai venduti il primo mese non li venderai più.
Buongiorno! 😀
Questo perché il nostro settore è un cesso che fagocita i giochi a velocità supersonica pensando sempre solo a quello che non esiste ancora.
Se vivessimo in un mondo che dà più peso all’approfondimento, i grafici sarebbero diversi. Posto che COMUNQUE secondo me escono “troppi” giochi lo stesso.
eh ma d’altro canto se non spingi la gente a ri-comprare roba nuova (o ad abbonarsi) è ugualmente un problema
Buongiorno a te Fabio 🙂
Buon pomeriggio!
Buon pomeriggio a te! 😊
Schematizzando il problema di fondo:
1) Educhiamo gli utenti consumatori a ragionare in modo X per 20 anni (“Preordina oggi!”, “Mio al DEIUAN!”, “È il gioco del momento!”, “Risparmi 10 euri!”, “L’ho comprato un anno dopo e non ho trovato più nessuno con cui giocare!”, “Ho aspettato ma è passato di moda e nessuno più ne parla!”, ecc ecc ecc)
2) Raccogliamo i frutti di questa educazione quando vediamo i consumatori assaltare con le forkeh chi non rispetta le aspettative create (e pompate) nei mesi precedenti al “periodo utile per vendere” (preordinano sulla fiducia -> tradita -> forkeh!)
3) Ci scandalizziamo di tutto ciò sapendo che il “mostro” non si è creato da solo e che non esiste ancora un’alternativa commercialmente fattibile per evitare questo loop malefico (“non comprate/aspettate!” -> no moneyz -> no mercato -> tutti a casa)
4) Cerchiamo un colpevole tra: stampa, critica, accademia, sviluppatori, publisher, utenti creduloni, Google, business model, internet, Renzi, Grillo, Illuminati, Kapitalismo skuallo.
5) Non lo troviamo (perché ognuno ha un alibi d’acciaio ormai) e ripetiamo il loop per altri 20 anni.
