#POST: Deeplay.it – Retrogaming: il tentativo di rivivere i “bei tempi andati”

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Nostalgia canaglia

Retrogaming: il tentativo di rivivere i “bei tempi andati” – Deeplay.it

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È oggi ampiamente accettata l’esistenza di una fascia di videogiocatori particolarmente ancorati al passato del mondo videoludico e definiti con il termine “retrogamer”. Il fenomeno è interessante perché non esiste un analogo in altri settori dell’intrattenimento e dell’arte: nessuno parla di retror…

Sto fatto della nostalgia mi ha sempre pesato. Che la mia forma mentis, come quella di chiunque d’altronde, si sia formata in tenera età non lo metto in dubbio. Se mi piace una certa musica, un certo tipo di donne ed anche determinati videogames, sicuramente le ragioni sono nelle esperienze che ho vissuto da piccolo. Seguendo questa logica la mia attuale capacità di emozionarmi principalmente con giochi dall’animo retro (senza l’accento) non lo considero un fatto nostalgico.
Non gioco a panzer dragoon perché mi ricorda quando ci giocavo da piccolo dato che mi son comprato un saturn tre anni fa, semmai mi cala in un’esperienza difficilmente recuperabile in gaming moderni. La mia critica sta nella definizione stessa di retrogaming. Se vogliamo etichettare la cosa per fini di community bene, ci sta, aiuta a dare delle regole, ma a livello generale un retrogamer non cambia nulla da un videogamer, così come un eterosessuale non cambia nulla d un omosessuale, ha solo gusti diversi.
Spesso purtroppo leggo invece dei sottintesi che accostano il retrogaming ad una mania, una qualche forma di gusto deviato.

Ti invidio: io cerco di fare come te ma la grafica pre PS2 ormai non riesco a guardarla, il pop up e l’orizzonte a 5m lo trovo insopportabile.

Sì e no. Diciamo che è molto legato all’esperienza personale.
Io sono cresciuto con gli arcade giapponesi e fatico ad apprezzare i giochi occidentali se non li prendono pesantemente come ispirazione (vedi Turrican o Katakis ) o gli stessi prodotti nipponici odierni se non sono azione arcade sfrenata (MGS mi annoia, *Souls è troppo lento); motivo per cui sono fanboy Platinum e tendenzialmente nintendaro.
D’altro canto evito il retro gaming per i motivi esposti in un articolo condiviso ieri su come su come la memoria “aggiorna” i ricordi dei giochi contro cui mi sono schiantato rigiocando Turrican emulato: ciò che mi sembrava lo stato dell’arte si è rivelato inguardabile.
Poi ci ripenso e quello che mi manca non è il gioco in sé ma il contesto: studente spensierato con amici appassionati e tempo libero a iosa (un po’ meno il fumo di sigaretta appestante, le grida dei tossici picchiati nel cesso dagli spacciatori, il cellulare della polizia fuori dalla sala giochi, un bicchiere di birra 3000 lire).

La nostalgia è un fattore importante, non solo per raggiungere e stabilire un terreno comune di dibattuto ma anche perché la nostalgia spesso accende le migliori comparazioni/analisi ed inoltre arricchisce, parecchio. Se per esempio in un gruppo retro scrivo che i loghi dei nuovi videogiochi fanno cagare, è molto difficile che qualcuno insorga a darmi addosso. Tutti sanno che il passato era artisticamente MOLTO più valido. Anche in un logo. Credo quindi che la nostalgia sia un fattore impietoso ma selettivo anche per spiegare e spiegarsi al meglio.

Fulvio Ai miei occhi uno che fa un ragionamento come il tuo è già win. Cmq ho notato questa inclinazione a farci sembrati dei deviati. Mentre, per certi versi, è più deviato chi ragiona relegando la nostalgia ad unicum di voluttà e disperazione della nostra condizione. Noi, perenni insoddisfatti.

La nostalgia è una brutta cosa perché il cervello immagazzina i ricordi con tutti i sensi e il contesto in cui accade: non è solo il joystick, il crt o hardware.
Per me il Saturn implica mesi di divertimento con un gruppo di amici che purtroppo si è sciolto e uno in particolare che la droga si è portato via: una magia che non può tornare.

Secondo me il retrogaming, oltre alla lucida nostalgia, ha la sua radice in un’inconscia ribellione.
E’ un dato di fatto che fino a una quindicina di anni fa fruire di un videogioco era un’esperienza migliore di quella odierna, a prescindere dal fatto che i videogiochi stessi erano chiaramente di qualità inferiore.
Non c’erano DLC o Season Pass, si comprava un gioco fatto e finito e lo si giocava. Oggi invece siamo tutti vacche da mungere con contenuti superflui o che vanno a completare e aggiustare un gioco che al day1 si presenta con enormi pecche tecniche (SEMPRE). Prima non era di certo così.
Non c’era la competizione online, non c’era l’ansia di dover dimostrare la propria abilità ad altri che a se stessi e non bisognava subire gli impacci dell’interazione con altri videogiocatori, era un hobby in cui ci si immergeva da soli (e infatti i giochi erano molto più curati per ciò che riguarda le modalità single player rispetto ad ora in cui ci sono giochi che per 70 euro hanno come unica scelta a giocatore singolo il tutorial per l’online).
Tra competizione online, trofei, youtuber videogiocatori e tutto il mondo che si muove ATTORNO ai videogiochi, oggi onestamente ci divertiamo a giocare ma in modo DIVERSO da quello che era una quindicina d’anni fa, dove era un’esperienza a mio avviso più completa, immersiva e rilassante rispetto ad oggi. Esattamente come leggere un buon libro (per quanto datato) o guardare un vecchio film.
Erano buoni prodotti, cuciti su misura di chi li fruiva e non di chi doveva guadagnarci, che intrattenevano i videogicatori, non solo occupavano il loro tempo.
Non so se sono riuscito a spiegarmi, ma è questo il mio modo di vedere: accendevo una PSOne o una PS2 ed ero tranquillo e felice, accendo una PS4 o apro Steam e mi sento bombardare di offerte e sconti, guerre tra fan sulle nuove uscite, mi devo preoccupare del mio hardware, di come gira il gioco, di come ho speso i miei soldi…apro un emulatore e torno ad essere tranquillo e rilassato.
Firmato: uno che questa settimana ha speso sei ore al giorno su Age of Empires 2.

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