è uscita la serie Netflix dei cazzetti di cui parlavate qualche puntata fa. Qualcuno l’ha vista? Alla fine varrebbe la visione?
From co-creators Tony Yacenda (Pillow Talking) and Dan Perrault (Honest Trailers), and showrunner Dan Lagana (Zach Stone Is Gonna Be Famous), American Vandal…
La vedrò di sicuro. Il Trailer era divertente nella sua ambiguità.
sì, sembrava puntare molto sulla perculata dei documentari ammeregani sui fatti di cronaca (ogni tanto ci sono incappato su 8 – la bonanima di MTV – e 9, mamma mia). certo, mi sembra siano 8 puntate, è da vedere quanto alla lunga regga il gioco. mi sa che stasera gli do una prova.
E niente, in questi giorni l’ho finita tutta (e per di più le puntate durano una mezz’oretta, il che credo sia un bonus).
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NON CI SONO SPOILER, NON RIVELO L’ASSASSINO, MA MAGARI C’È CHI FILM E SERIE VUOLE VEDERLE DIGIUNO DI INFORMAZIONI, QUINDI LASCIO UN PO’ DI SPAZIO PRIMA DI CONTINUARE.
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Secondo me l’idea del documentario superserio regge bene, essendo fatto da uno dei compagni, che fa parte del club studentesco sulla tv della scuola, appassionato di videomaking e di quel genere di programmi tv. Questo per dire che, trattandosi comunque di un adolescente (e spesso, quando si è adolescenti, ce la si crede molto), mi viene più facile pensare che questo si sia improvvisato giornalista d’assalto, andando in giro per la scuola, raccogliendo prove, intervistando compagni e professori, tirando su teorie su colpevoli, moventi e alibi, tutto per un caso già archiviato di cazzetti sulle macchine (che comunque ammontava a una bella somma di danni).
Di contorno vengono tirati in ballo vari argomenti, alcuni più scontati altri meno, come un sistema scolastico non esattamente trasparente nel far luce sulle problematiche che lo riguardano, il modo sbrigativo con cui viene spesso trovato un colpevole da accusare, sia a livello legale che mediatico, la vita degli adolescenti passata tra bulli, like su instagram, youtube e facebook e gossip che tante volte, volontariamente o meno, possono rovinare le persone. E al di sopra di queste faccende c’è un ragazzino, che sì, vuole fare il megadocumentario fatto come si deve e super partes, ma questo non è così facile se poi con quegli stessi compagni e professori devi averci a che fare per ancora un bel po’ di tempo.
L’unico punto che ogni tanto mi lasciava dubbioso è stata la facilità con cui molti compagni sono disposti a far ravanare il ragazzo tra i propri cellulari e tablet, dato che spesso, per andare avanti nel caso, vengono tirate fuori chat, gallerie di foto e altro. Ma in fondo che ne so di adolescenti di oggi, magari la disperata ricerca di popolarità porta anche a questo.
Per il momento del pregiudizio: non ho visto Tredici, ma un’amica a me molto affine in quanto a gusti su serie e film l’aveva considerato inutilmente ammorbante e contorto su se stesso per allungare il brodo, con personaggi al limite del coma cerebrale, tutto per affrontare tematiche importanti come bullismo, violenza e quant’altro in ambito scolastico, che però hanno risentito delle varie magagne della serie. Magari questa American vandal vola più basso, ma potrebbe non essere un difetto.
Ah, so che qua siamo tutti anglofili con la bombetta e il monocolo (scherzo, io quasi sempre ho bisogno comunque dei sottotitoli), ma il doppiaggio italiano non si può sentire. Ho voluto provare per un po’ nel bel mezzo di una puntata e c’ho trovato roba come voci fuorisync degne delle migliori soap argentine e strane scelte di casting, tipo per il ragazzotto protagonista, che in lingua originale biascica, parla scazzato e si mangia le parole e da noi ha la voce del documentarista, che è un terzo di lui.
E a proposito di questa serie e Tredici, ma in America piace così tanto chiamare le figlie MacKenzie?