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IL FASCINO DELLE PAROLE INUTILI E QUELL’ODIO INCOMPRENSIBILE PER LE COSE SEMPLICI
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” Il ghost produce un curioso anacronismo, un corto-circuito cronologico, una dissonanza epistemologica: presentificando una gara passata…
ahahah ma t’è rimasto proprio sullo stomaco eh?
ma poi scusa tu parti dal presupposto che lui voglia divulgare, dov’è che ha detto che vuole divulgare? da dove deduci che quel post sia stato scritto per spiegare le cose al popolo?
Bruno il personaggio si presenta come uno che studia il videogioco dal punto di vista accademico e poi opera una doppia attività divulgativa: quella per il pubblico accademico e quella per il pubblico normale.
In questo caso fallisce come dice Alberto, almeno per quanto riguarda il pubblico normale.
A mio avviso tuttavia scrivere in quel modo serve solo a crearsi una fanbase di gente che si fa le raspe leggendo paroloni e si sente superiore perché legge gli articoli sulle dissonanze epistemologice.
In questo caso fallisce due volte.
Il problema è sempre che un approccio “filosofico” applicato ai videogiochi rischia di risultare spocchioso, soprattutto quando è superfluo
Antonio sì ma qui si assume che se uno vuole scrivere per il pubblico debba per forza scrivere per una platea di svantaggiati e guai se usi un congiuntivo sennò la scimmia media che legge i post su internet poi si confonde
sarà spocchioso e tutto però in un clima di anticultura come quello attuale dove tutto dev’essere ridotto al pane e salame sennò vuoi fare il professorone un Bittanti che scrive in quel modo fregandosene del povero pubblico scimunito analfabeta funzionale ci sta
anche perché poi come ha notato pure Alberto galleggiamo in una marea di “articoli” scritti da gente che non sa mettere in fila due parole per cui non vedo il problema se esistono un Bittanti o un Luigi Marrone o che so io che almeno ci provano
l’attacco qui è a Bittanti però mi sembra che dietro ci sia un attacco più generale a chiunque voglia studiare il videogioco in maniera più approfondita, problematizzandolo in un certo modo (e infatti nel post non manca manco la frecciatina a chi considera il videogioco arte)
per cui la morale sembra essere sempre quella di “ma che state a ragionare pensate a giocà e scopà che campate 100 anni” ed è questo che non mi va bene, al di là ripeto delle critiche al personaggio al modo di scrivere e all’ampollosità che tutto sommato ci stanno pure
Ma ci sarà una via di mezzo salutare? L’ampollosità quando è fine a se stessa è inutile e ridicola. L’articolo sarebbe stato bellissimo senza quel passaggio.
infatti si può fare accademia, parlare a un livello superiore di quello di un australopiteco, scopare e giocare. Tutto insieme. Qui non c’è mai una fottuta via di mezzo. Poi, restando nell’accademico: onde evitare di entrare nel solito loop dell’avercelo lungo, eviterò di dire che faccio io ma, oh, non é che la vedono tutti come una roba obbligatoria il registro radical chic. C’è chi vuole per l’appunto, farsi capire.
Alberto non so di preciso tutti i fatti tuoi ma se ti riferisci agli insegnamenti che fai nell’ambito dell’università Vigamus diciamo che come minimo è una roba diversa da quello che fa Bittanti
sì che c’è la via di mezzo salutare, ma a me pare che Alberto invece sia piuttosto schierato dal lato del “sono giochini divertitevi e non ci pensate e se ci pensate siete ridicoli”
sono giochi, divertitevi (non giochini). che chi deve fare gli studi li fa altrove dove ha senso, intanto, visto che qui prima di arrivare all’analisi dovremmo avere qualcosa da analizzare, per dire
sì ma tu te la giri sempre con ‘ste sentenze stile “blablabla e gg” che chiudono le discussioni invece di affrontarle: nei videogiochi qualcosa da analizzare anche da un punto di vista culturale, sociale, antropologico, etc, in una parola umanistico, c’è eccome, come c’è in ogni prodotto della cultura umana, se poi tu non ce lo vedi non significa che non esista
Bruno Barbera e ridaje. Ho detto che non ce lo vedo? Ho detto che non esistono? Ho detto che una pippa tipo quella scritta con la situazione attuale, videogiochi e videogiochi Italia nello specifico, finisce per fare più danni che altro. Che è molto diverso
Hai detto che sono robe da disagiati e pippe senza senso, ma magari sono io che non capisco?
Sul concetto che sul piano pratico cambino poco in Italia boh, meglio il Game Happens o il Drago d’oro?
IMHO ci vogliono entrambi per uno sviluppo organico dell’industria, anche se sicuramente se non c’è pure una base da cui partire si arriva poco lontano.
Ma io cmq parlavo della validità intrinseca di questo tipo di analisi, non della loro utilità pragmatica…
Bruno Barbera è ovvio che ho “esagerato” ma cerca di capire che se parli di DISSONANZA EPISTEMOLOGICA NELLA PRESETIFICAZIONE DEL DEJA JOUE’ per me sei a rischio disagio, se stai a discutere del ghost nei videogicohi. Detto questo, meglio il Game Happens o Drago D’Oro? Nessuno dei due perchè per lo sviluppo organico, a monte, servono i contenuti sia per l’uno che per l’altro, sennò al Drago D’Oro trovi il gioco che costa 5 milioni di Euro fatto da un’azienda vera che concorre con il flash game fatto in 12 anni da due in cameretta. Che poi “verso fuori” sia lo stesso è ESATTAMENTE il problema del perchè le cose si fanno per gradi, con tutti i valori intrinsechi del caso
per me sei a rischio disagio ma non per questo dici necessariamente cazzate, poi il discorso commerciale sono pure d’accordo ma non era di quello che parlavo
Più che altro mi sembra esagerato fare un’analisi così di una feature come il ghost, alla fine è il replay del giro che hai fatto prima, e puoi imbellirlo come vuoi, citare la storia del tizio che sfida il ghost del padre deceduto con cui giocava, ma sempre quello resta.
esattamente. cioè parliamo del ghost nei Racing cristododdio
ma se uno vuole problematizzare la cosa e sviscerarla al di là dell’immediato e del superficiale che problema c’è scusa?
Esatto, secondo me sono altri gli aspetti su cui filosofeggiare con una motivazione, non siamo obbligati a farci le seghe mentali su OGNI aspetto di OGNI videogioco o è solo un esercizio di stile superfluo
Ma nessun problema, però mi risulta inutile e spocchioso se non c’è un po’ di ciccia sotto
parliamo di uno che vedeva lo sperma nello sparo di Doom a simboleggiare che…
Più che altro mi spiace che le sue capacità vengano utilizzate su cose inutili come queste, quando preferirei analisi su altri aspetti, cosa che in passato e nel presente ha fatto e fa!
Alberto Belli il rapporto tra pistole e fantasie di potere fallico è antico e assodato per cui vedere la sborra negli spari di DOOM significa semplicemente vedere al di là del semplice “punta il mirino e spara”
poi cmq mi dirai gli studi di sociologia antropologia filosofia psicologia e quant’altro che hai fatto e che ti mettono in grado di criticare ‘ste robe
Suxbad ci insegna che “avere una pistola è come avere due cazzi di cui uno in grado di uccidere”.
Beh pure mughini va in tv a parlare di calcio da decenni, e ricordami quante partite ha giocato!
O quanti critici musicali, accreditati, hanno suonato al massimo i citofoni
Sociologia e antropologia all’università se non ricordo male, filosofia al liceo, psicologi ne ho 4 in casa. Ma non parto da questo, solo dal fatto che l’esempio che hai fatto é semplicemente una roba da matti, per l’appunto. Non é andare avanti antropologicamente parlando, andare oltre un mirino che spara e vederci lo sperma. É essere a disagio 😁
E aggiungo che la psicologia é proprio l’ultima delle robe su cui basare ragionamenti. Sono contro la psicologia in tutte le sue forme, non puoi intrappolare un cervello in un pattern, al netto degli elementi comuni che certi pattern condividono. pure le macchine grosse servono a colmare il pisello piccolo e il cane é per chi non conta un cazzo e vuole comandare con qualcuno almeno. conosco gente con la Ferrari e una stecca di 30cm (ci giocavo insieme, prima che partite) e manager che decidono destini di 200 persone alla volta che semplicemente, preferiscono bau a miao. Chiusa parentesi ❤
ma ti rendi conto che pure qui non stai discutendo niente e stai semplicemente dicendo che “ahahah guarda che sfigato”?
btw pure chi sappiamo ha fatto X giochi avrà studiato marketing su un libro e di sicuro avrà conosciuto Y publisher 😉
al di là delle battute cmq pure io tendenzialmente ho sul cazzo chi se la crede chi fa tutto complicato etc però effettivamente in mezzo a tutte le cagate che producono le materie umanistiche (e sono tante perché in quel tipo di materie non è possibile separare le cagate dalle cose buone in maniera netta come nelle materie scientifiche)
in mezzo a tutte le cagate c’è anche roba interessante e che merita di essere approfondita anche al di là di uno scoglio iniziale che può essere dovuto a un linguaggio specialistico nel senso di appartenente a un certo tipo di ambiente
Veramente sto discutendo e come, di una cosa molto importante che é “divulgazione sbagliata” tanto che c’è qualcuno che pensa che esistano le condizioni, qui, oggi, di parlare di videogiochi in certi termini. Bittanti mica é sfigato, é un genio perché ei queste cose ha fatto un brand a proposito di marketing
ma infatti Alberto quella di cui parli è la psicologia della pagina della posta di Diva & Donna (ma anche di tante università e tanti professori e tanti praticanti eh)
cmq per dirne una a me Paolo Pedercini sta sul cazzo come atteggiamento e tutto però una volta che ci ebbi a che fare per Indie Vault mi disse una roba molto interessante su Tetris e cioè che (vado a memoria) è tipo un gioco in cui sei destinato a perdere e che simboleggia una certa visione fatalistica della vita in cui l’entropia è destinata a vincere e blablabla, sicuramente cito male
però per me fu una riflessione interessante che sicuramente mi dà qualcosa di più di “ah tetris figo quante partite su Game Boy 10/10”
allo stesso modo pure il post di Bittanti parte dallo spunto dei ghost per allargare il discorso su temi più ampi, primo tra tutti ovviamente il confronto con sé stessi, lo stupore che ne so nel ritrovare qualcosa che si è fatto in passato e che nel presente sembra estraneo, etc etc
ovvio se vuoi puoi ridurre tutto a “ma no è un ghost che ti frega” però se vuoi fare una riflessione, un approfondimento, se vuoi allargare il discorso e toccare certi temi che magari vanno anche al di là della partitina alla console, perché no?
e se dai e dai si instillasse nel pubblico bue una mezza curiosità riguardo ai temi culturali di ciò che consuma per intrattenersi, sarebbe così male? o meglio dirgli sempre e comunque “ma no gioca e pensa ai soldi e alla figa che campi 100 anni”?
faccio un po’ di quote:
“Veramente sto discutendo e come, di una cosa molto importante che é “divulgazione sbagliata” tanto che c’è qualcuno che pensa che esistano le condizioni, qui, oggi, di parlare di videogiochi in certi termini. Bittanti mica é sfigato, é un genio perché ei queste cose ha fatto un brand a proposito di marketing”
Alberto Belli massì ma poi è come il discorso dei kickstarter italiani che rovinano la piazza, io vorrei sapere chi sono tutti ‘sti qualcuno che “pensano che” quando poi tu stesso dici che gli addetti ai lavori gli ridono tutti appresso, a Bittanti
mi sembra un allarmismo ingiustificato, come quando esce depression quest e i gamer “leave politics out of my games!”
Dai e dai é il punto infatti. Con qualcosa dietro, andrebbe bene Bittanti. Senza la base, bullshit. Pedercini é quello che dice al diciottenne di lanciarsi perché oh “questa é una chitarra, questo un accordo, fai una canzone. Quindi questo é un PC, tu hai un’idea, fai un gioco”. Che é la più grossa stronzata galattica che si può dire a uno che comincia. Torniamo sempre lì. E Pedercini come Bittanti stanno in USA. Il famoso environemnt di cui sopra, dove se parli di certe cose non pari un coglione. Qui, oggi, invece si
sicuramente sono consigli sbagliati e fuori dalla realtà, ma a prescindere che senso ha metterci in mezzo l’ottica lavorativa?
se a me piace un approccio più approfondito a una materia non significa che credo necessariamente che ci si possa campare
ma non è che se credo che non ci si possa campare schifo e odio a prescindere quell’approccio
se sento una canzoncina in un pub suonata dal gruppetto locale e mi piace, mi piace e basta a prescindere dalla consapevolezza che sarà un gruppetto come tanti che non avrà mai un successo tale da camparci
pochi campano di psicologia filosofia letteratura etc, ma questo non significa che siano materie e approcci da rifiutare al 100% perché non ci si dà il pane
se poi il discorso è che ci sono le “superstar” che si costruiscono un certo personaggio apposta sapendo che c’è un certo pubblico che li vuole, ‘sti personaggi, posso essere d’accordo, ma credo anche che a volte persona e personaggio si sovrappongano un po’ e poi stia a noi separare le cagate dalle robe interessanti, l’ho pur detto che a me Pedercini sta sul cazzo però non posso negare che almeno una roba interessante me l’abbia detta
ma partire dal fastidio per la superstar per arrivare a demolire tutto un approccio mi sembra esagerato
Bruno Barbera si chiamano approfondimenti in genere perchè puoi approfondire qualcosa che esiste, funziona, è regolamentato, intanto. stai facendo la macedonia, ora summono Fabio Cristi 😀 Non sto criticando gli approcci o quello che piace o non piace. E’ proprio diverso il discorso
ma guarda che le influenze culturali, i rimandi sociali, i sottotesti più o meno consapevoli esistono, funzionano, sono regolamentati
se tu non li vedi, se non li conosci, se non li hai mai studiati perché parti subito da “ahahah che disagio” non significa che non esistano, significa che sei uno che si ferma a un certo livello di analisi, un livello dove molto più in là di “la grafica si vede il sonoro si sente la giocabilità si gioca e viva la figa e pensate a scopare sfigati” non si potrà mai andare
a lato a maggior ragione se cominciate tu e il tuo compare col tormentone della macedonia significa solo che non avete argomenti, che non sapete discutere, che non avete idea di come discutere, e che invece di dire “ahahah sfigato” dite “ahahah macedonia”, allora se è così ditelo che parto pure io con le prese per il culo e facciamo a chi ce l’ha più lungo
ma Bruno, quella supercazzola aggiunge qualcosa all’articolo? Il resto è perfetto, da applauso. Ma quella supercazzola se non ci fosse sarebbe lo stesso.
Bruno Barbera ma non è vero. anche perchè se il discorso vale in linea generale (e manco troppo, perchè non è che basta studiare una cosa per capirla ed essere in grado di analizzarla a modo e di spiegarla pure, magari) qui il discorso è limitato ai videogiochi (e una ventina di ore al giorno ci si ha a che fare e non parlo for fun). Bittanti è semplicemente fuori contesto, specialmente qui, per i motivi che spiego. Io di argomenti ne ho, però devi capire qual’è il punto di partenza perchè se mi dici che “sto prendendo per il culo Bittanti” non hai afferrato il messaggio alla base. Chi se lo incula Bittanti, è ovvio che stupido non è, che è di livello superiore rispetto a tanti altri etc. ma queste “cose” in particolare sono veramente esercizi di stile per far fare le pugnette a poche persone
Poi se mi chiami compare di Fabio mi offendo, te lo dico 😀
Suca.
a parte “qual’è” dopo che “ahhh i giornalisti non sanno scrivere” ma vabbè 🙂
poi fino a mo Bittanti problema internazionale che piega le menti deboli e porta al crollo della civiltà occidentale, adesso invece sono spugnettamenti per poche persone, allora boh
Antonio se a Bittanti piace scrivere così e se a chi lo legge piace leggerlo così che problema c’è? Ognuno ha le sue fisse, il suo stile, il suo registro, il Doc Manhattan ha la pheega e il coolo, Bittanti ha il deja joue e il “tutt’altro che sorprendentemente”
Bruno Barbera il problema è quando viene elevato al rango di “non è il giornalista che il mondo si merita, è il giornalista di cui il mondo ha bisogno!!11!” e invece è solo un fornitore di un particolare tipo di pornografia intellettual-chic.
quindi in altre parole il problema non è lui
Bruno Barbera si e no, perché lui ne trae un vantaggio personale dal nutrire questo tipo di pubblico ed espanderlo. Vedi post sotto
Lo sperma nello sparo di doom?
sennò perché si chiamerebbe big FUCKing gun?
è anche una metafora banale, che emerge semplicemente perché è un concentrato di cliché tipici dell’ adolescente.
Alberto Belli deve aver letto Ida Magli, che in un suo saggio tematizza tutta la cultura occidentale come derivativa da questa facoltà del maschio di Estromettere lo sperma al di là del proprio corpo. Da lì lo sparo di doom, penso.
il problema, ripeto, è che non è necessario farsi seghe mentali su TUTTO.
Ad esempio: quella in Doom è un’arma che spara, fatti le seghe mentali sulla violenza e sul piacere di farla pur se virtualmente, non sul fatto che è sborra o meno, idem vale per il ghost sulle auto, poi per me può anche scrivere riguardo alla puzza dei suoi piedi, ma non fa una figura migliore
Alberto secondo me si riferiva al fatto che il contesto di quell’articolo non è accademico, quindi quel tipo di narrazione perde completamente senso.
Voglio dire, sullo stesso sito c’è un’articolo “Autocoscienza di una scrittrice alle prese con la telenovela”: a che serve fare ste supercazzole su una testata online generalista? Risposta: serve solo a interessare quella nicchia di lettori che vogliono sentirsi superiori e farsi le raspe sui termini ampollosi.
Scrivere in modo elegante e affrontare temi da angoli particolari è giusto e legittimo, non dico che doveva titolare “retrospettiva della merda”.
Questo però è altro.
Cioè fatemi capire. Bittanti scrive per una testata online che ha come manifesto “Curato dal marketing strategico di Mediaset – RTI, Link allarga lo sguardo dal piccolo schermo all’intero campo della comunicazione: analisi, riflessione sui contenuti e sui linguaggi, svelamento della macchina e dei suoi processi produttivi. L’ambizione è raccontare i meccanismi che governano l’industria televisiva, al di là dei luoghi comuni, delle tentazioni apocalittiche e dei troppo facili entusiasmi. Contribuire al dibattito con riflessioni di esperti e professionisti, italiani e stranieri. Trovare una sintesi tra addetti ai lavori, giornalismo culturale, mondo accademico e il pubblico numeroso degli appassionati di televisione.” La premessa ovvero: “spiegare le cose al popolo” facendo “divulgazione sbagliata” è semplicemente sbagliata.
le supercazzole già nel manifesto. OMG LE TENTAZIONIH APOKALITTIKE11!!!1! Tipo questa?
per “tentazioni apocalittiche” si fa riferimento ad Eco, nel loro linguaggio è come usare il termine metroidvania per definire un certo tipo di videogiochi, ma se ti fa sentire figo dare del pipparolo al prossimo per quello che fa “a casa sua” (quando la nostra categoria è la prima che viene definita pipparola) fai pure
Pensavo fosse una citazione del Jameson quando commenta la fine della spettralità in Marx.
Scherzi a parte, è masturbazione intellettuale fine a se stessa. Senza quella supercazzola -che non cambia il contenuto- l’articolo non avrebbe perso di significato e sarebbe stato molto bello.
Si compiace un certo tipo di pubblico scadendo nel ridicolo, ed è ridicolo due volte sapendo che c’è dietro Mediaset a offrirci questi grandi pezzi mentre manda in onda Studio Aperto e la D’Urso.
“Contribuire al dibattito con riflessioni di esperti e professionisti, italiani e stranieri. Trovare una sintesi tra addetti ai lavori, giornalismo culturale, mondo accademico e il pubblico numeroso degli appassionati”. Dove sarebbe il dibattito? Nel fatto che ti dico che per spiegare il ghost nei racing non c’è bisogno di inventarsi 4 parole di sana pianta e parlare di dissonanza epistemologica? E se svariati esperti dicono una cosa, vale solo se quella cosa coincide con l’approccio accademico “ipotizzato”. Perchè tanti “esperti” dicono che queste cose non servono a un cazzo, oggi, fatte così. Non è che è opinabile ‘sta cosa, è proprio un dato 🙂
Che Bittanti sia pretestuoso a volte (leggi pure: sempre) lo penso anche io. Ma se in un sito del genere scrive un articolo come quello di sicuro non posso dire che sta facendo “divulgazione sbagliata” nei confronti del “popolo”.
Manuel Moavero mi autoquoto da sopra: quella supercazzola aggiunge qualcosa all’articolo? Il resto è perfetto, da applauso.
Te la faccio semplice: cos’è che ti disturba nel fatto che in un sito di gente che approccia ai mezzi di comunicazione di massa in maniera semiotica si parli di un piccolo aspetto dei videogiochi in maniera semiotica?
Manuel Moavero mi disturba il fatto che non serve. e che invece visto che non è un coglione, potrebbe spendere il suo tempo in maniera migliore vista la posizione che ha, per spiegare cose a più gente e in maniera costruttiva invece di menarsi la minchia con 10 fanboy o i 150 che hanno comprato il libro, con il risultato che questi 160 individui allargano il solco con tutti gli altri, quando sarebbe il caso di perdere tempo per rendere cose accessibili a tutti e non la dissonanza epistemologica allo 0,0000000000000000000001 di quelli che giocano. Tipo
Non serve a chi? La massa non è il suo target, non si rivolge ad essa, e se lo ha fatto in passato comunque è da almeno 10 anni che non è più così e di sicuro, ci posso mettere la mano sul fuoco, non lo è quando scrive su un sito come Link. Poi se il discorso è “cavolo con una mente come la sua potrebbe fare il divulgatore come gli Angela” sono d’accordo con te, ma di sicuro, ripeto, il fatto che non lo stia facendo non lo rende sicuramente accusabile di fare “divulgazione sbagliata” o controproducente al nostro medium. Si fa i cazzi suoi con gli amichetti suoi parlando di un aspetto dello stesso nostro medium in un modo che a noi non può fregare di meno. E allora?
assolutamente controproducente invece, considerando proprio che molta gente pensa che non lo sia e quindi desume in qualche modo che “il nostro medium” sia “affrontabile” in questo modo, oggi, quando la merda e la cioccolata viaggiano sullo stesso binario lato giornalismo e sviluppo, che sono le due cose che vanno a braccetto e consentono a un enviroment di svilupparsi e maturare con un criterio
Si ci stanno un sacco di problemi là fuori per l’enviroment italiano che non gli permettono di svilupparsi in maniera sana, ma non vedo come un articolo come quello, che non fa altro che ribadire che i videogiochi sviluppano dei simboli che possono essere interpretati con gli strumenti che sono anni che si sviluppano nelle università (e che le università hanno applicato a qualsiasi medium), sia controproducente per esso. Sono osservatori esterni che si tirano le pugnette, e allora? Non parlano a chi i giochi li fa, non parlano a chi i giochi paga per farli, non parlano a chi sui giochi legifera per fare in modo che sia più facile o difficile farli e di sicuro non parla a chi i giochi li acquista. Non è di sicuro questo il giornalismo in grado di fare bene o male all’industria.
Manuel Moavero e quindi, per una semplice deduzione, che cazzo parlano a fare? Se proprio devi, fai qualcosa di utile. Non qualcosa che finisce per confondere nel migliore dei casi. Perchè non parlerà a nessuno ma io di gente (pochissima, ovvio) che discute ‘ste stronzate (un ghost in un racing game, ricordiamolo) ne ho letta parecchia. E se questa gente conosce qualcuno che conosce qualcuno, finisce che Bittanti va a fare il corso di qualcosa (tipo in IULM, come adesso) e forma profili che son convinti che questo approccio, poi, per dire, li faccia lavorare. Dove non ho idea però. Ho usato un’iperbole ovviamente
Alberto Belli di certo quell’approccio fa lavorare lui per formare figure richiestissime dal mercato come lo “storico del videogame”
Ma Albè, ma se c’è qualcuno che fa un corso o un master in Game Develpment chiama Bittanti a insegnare il problema non è Bittanti. E se va a insegnare a persone che operano nella comunicazione di massa, meglio che li indirizzi lui che qualcuno che non ci capisce un cazzo e dice solo cazzate. Non puoi liquidare tutte una tipologia di studi con un “che cazzo parlano a fare, dovrebbero fare qualcosa di più utile”, o meglio lo puoi pure fare, legittimissimo, ma prenditela a monte con tutto un certo tipo di percorso accademico e non con un articolo che alla fine si limita a raccontare un qualcosa di esistente e i fenomeni culturali che ha scaturito e si perde in paroloni solo in pochi passaggi, perché alla fine altrimenti pure la tua finisce per essere una uscita fine a se stessa.
infatti me la prendo assolutamente, tipo da 1000 anni, quando è il caso. ma le cose non sono mai slegate. ed è tutto collegato perchè se qualcuno o più di qualcuno dicesse che X cose non servono a un cazzo, nessuno chiamarebbe Bittanti a fare il corso. solo che quando lo dice, quel qualcuno, non ha “per il mondo” una posizione adatta per poter esprimere questo semplice concetto. e quindi il giro ricomincia. è tutto linkato, non c’è una cosa separata dall’altra. perchè che lo dica chi ha uno studio di 20 persone o 2 che lavorano da casa, per colpa del solito loop, è la stessa cosa sostanzialmente. e non se ne esce mai
E’ un sistema che funziona così, è sempre colpa di qualcun altro quando in realtà domanda e offerta si alimentano a vicenda.
Fosse apparso su un quotidiano vi avrei pure dato ragione.
Riassunto:
1) Superman ha i super poteri con cui può risolvere un sacco di problemi
2) Per me deve usarli solo per risolvere i problemi del pianeta
3) Superman li usa spesso per salvare solo la donna che ama
4) Io mi sento in dovere di incazzarmi per lo spreco e dire che è meglio se non li usa proprio e non interferisce
5) In seguito scopro che anni fa Superman ci aveva provato ad usarli solo per il pianeta ma laggente gli rompeva comunque il cazzo
6) E rompi oggi, e rompi domani, Superman è finito con il romperselo del tutto il suo supercazzo e ha pensato che fosse più utile (per la sua salute mentale) salvare solo la sua donna e mandare a cagare tutti gli altri.
7) Superman è intelligente.
Esattamente. L’unica questione é che la gente confonde Superman con quello cattivo. Da ciò derivano tutti i problemi 👍
ho sempre preferito Bizzarro
“Il Bittanti rappresenta dunque la critica del Bittanti alla razza umana”.
https://www.youtube.com/watch?v=hj8pU74qPzE
Come sai, io sono un grande appassionato di fumetti, soprattutto di quelli sui supereroi. Trovo che tutta la filosofia che circonda i supereroi sia affascina…
Aggiungo, visto che noto solo adesso che mi tiri in ballo (deduco ti riferisca a me, sono stato l’unico a nominare “Bogost” ieri), che non l’ho citato per “fare un paragone” tra i due o buttarla su robe da “radical chic baffettino camicia a righe hipster segaiolo su cazzate bla bla bla” (sapendo che sono tutti assist a porta libera per te). Mi serviva solo a semplificare il discorso, visto che mi pare anche tu amassi parecchio la semplificazione fino a ieri: non sono questi personaggi a doversi preoccupare del fatto che ci siano o meno le basi per “alzare l’asticella”.
veramente di Bogost mi hanno scritto in privato, non sei solo tu a pensarla in quel modo si vede. Comunque 100 post dopo secondo me ancora non si é capito bene che il problema non é l’articolo o il registro, ma la situazione in cui versiamo e in cui si incastrano queste situazioni. In altre sarebbero gran bene. Ma lo spazio-tempo conta
Ma l’ho capito cosa contesti, solo che non individuo in Bittanti (e chi fa il suo mestiere) una potenziale e così influente causa che concorre ad aggravare il problema che tu denunci. Non penso che sia compito suo/loro creare le basi per costruirci poi su quello che tu chiami “i presupposti”, così come non penso che siano capaci di rincoglionire così tanti potenziali futuri sviluppatori italiani da creare un danno all’ambiente. Credo sia compito di altri farlo, quelle figure che in altri settori hanno saputo creare le condizioni per costruire un business serio e farlo crescere (qualcosa di buono in altri settori lo abbiamo saputo fare, nonostante la solita litania che leggo ovunque sul come in Italia non si possa mai costruire un cazzo di buono). Bittanti se smette di parlare in semiotichese e comincia a parlare di business plan e roi, di come si imposta un team e un progetto, di come si fissano obiettivi fattibili in funzione del quanto puoi sostenerli ecc ecc, non cambia comunque una mazza a livello di industria dei videogiochi nostrana, perché non ha il potere di cambiare un bel niente (e manco il know how probabilmente, perchè non fa parte dei requisiti del suo mestiere).
E io ti sto dicendo che di persone che dicono cazzate ce ne sono una marea. Molte, come dici tu, non sono un problema. Alcune, credimi, di danni ne hanno fatti e ne stanno già facendo una montagna anche se, ovviamente, da dentro la percezione é molto piu chiara (per alcuni). Il problema é proprio il loop della merda in cui poi “gli altri” finisce che sono pure stronzi oltre a non poter fare niente
Facci qualche esempio magari, che almeno capiamo meglio quanto grave sia la situazione. Sul discorso “fare danni all’ambiente” penso sicuramente più al tristissimo episodio dei finanziamenti alla combriccola di Metalmark per Gioventù Ribelle, rispetto a teorici che parlano in semiotichese. Nel primo caso il danno è quantificabile e tangibile, nel secondo è molto più astratto.
Il contrario. Nonostante la genesi oggettivamente indiscutibile, 10 anni dopo, anche se per molto é un’eresia dirlo e non cambia le cose, oggi sono in piedi cose che nel lungo termine saranno utilissime per un movimento intero. Ripeto: non sposta la genesi, io non cambio parere rispetto a ciò che stato ma ciò che é non é proprio paragonabile a robe tipo “ho fatto un gioco 30 anni fa quindi ti spiego come si fa oggi” e boom 20 progetti con potential rovinati. Oppure “parliamo di dissonanza epistemologica nel design così formiamo nuovi designer” quando la realtà é che se non sai scrivere un flow non ti assume nessuno (che non sia un coglione intendo o che non sappia cosa fa un designer). Etc etc. Di esempi ce ne sono milioni
Se non ricordo male attualmente Bittanti dovrebbe insegnare alla IULM a Milano. Tu sai il programma preciso e cosa insegna? Io non lo so, perciò chiedo, e anche trovandolo online comunque non posso capire quanto sia realmente utile o meno. Sulla carta ogni corso sembra utilissimo e interessantissimo finché non scopri che non ti insegna un cazzo di niente quando ti confronti con chi svolge sul campo il mestiere per cui hai studiato.
Capire come e cosa insegna per me fa la vera differenza in questo discorso: se in quel contesto di “formazione” lui insegna robe utili a formare persone in grado di capire la differenza tra favole e realtà, allora confermo che il problema non è lui e la sua influenza, ma chi confonde il piano della formazione con quello del dibattito sul medium (sono due piani diversi imho). Se invece insegna robe super-astratte, poco pratiche, filosofiche ecc ecc (confondendo gli studenti) allora posso capire la tua incazzatura, perché rischia davvero di immettere sul mercato persone che manco sanno aprirsi una partita iva, per dire. Sottolineo di nuovo il distinguo che faccio a monte, tra quello che scrive sui siti/libri (dove può pure parlare di robe super-astratte se lo pagano per farlo e se ha una nicchia a cui rivolgersi) e quello che insegna (dove ci spostiamo sul piano della formazione e il risultato deve comunque avere un minimo di riscontro nella realtà lavorativa). Insomma: che insegna in quel corso?
Ma sai, detta così pare che il problema sia *solo* la formazione, mentre non è quello il punto, come del resto non era prima il punto l’articolo di suo. Se proprio dobbiamo affrontare il punto, il discorso corsi per me invece è sempre stato semplicissimo (ma dai tempi dell’università): i corsi servono se chi insegna ha fatto cose, sennò non ha senso di esistere. Fine. Bittanti parla di design da ricercatore, non da designer. Non ha fatto giochi, quindi per me già finisce lì. E’ pur vero che fare la direzione di un corso non è necessariamente insegnare (se ti porti dentro designer bravi il problema in teoria non esiste, ma se il coordinatore ha un certo approccio probabilmente “bravo” vuol dire “bravo per lui” e non “funzionale al lavoro”). Comunque la mia non “incazzatura” perchè esiste il corso. Al massimo è perchè la gente si iscrive pensando che “design” sia quella roba lì, derivata magari da un approccio simile a quello di questo articolo. Da me un designer scrive documentazione, flow, tuna cose. Non è “quello che c’ha l’idea” per dire 🙂
Un ghost in un gioco di corse, sarà solo la riproposizione del mio giro in semi trasparenza così vedo la strada o una trasmigrazione dell’anima mediante Satori che depauperando la metempsicosi tra passato e presente crea un schrodigeriano continuum dove esistono insieme quello che ho fatto e quello che sto facendo?
La domanda è mal posta, forse te volevi chiedere: maestro, che ore sono? le due e un quarto.
La seconda


