Appena finito di vedere ‘sto film la prima cosa che ho fatto è stata di andare a controllare su internet quanto effettivamente le robe viste a schermo fossero vere e basate sui fatti… la risposta (poco sorprendentemente) è stata “molto poco”.
Danny Boyle non ha voluto fare un resoconto fedele della storia di Steve Jobs, quanto piuttosto ricondurre lui e le altre figure della sua vita a ruoli archetipici, quasi mitologici, come del resto mitologica è la statura del personaggio.
Per questo Steve è il prototipo del leader psicopatico ma che sotto sotto ha un cuore (infranto), la segretaria è la mamma-chioccia che gli sarà sempre a fianco, il CEO di Apple (quello diventato famoso per averlo “licenziato”) è il padre buono che cerca di stemperare le asperità del figlio ribelle, e Woz è l’amicone buono e simpatico, ma stanco di essere messo sempre in ombra e di vedere svalutati i suoi risultati.
Insomma in scena non vanno i personaggi veri, ma indubbiamente ci va ciò che hanno rappresentato nella volgata comune, volenti o nolenti, per tutti noi. Lo Steve e il Woz di questo film non sono quelli raccontati dai biografi più attenti, ma la loro versione che gira sui social media, semplificata ed estremizzata per corrispondere allo stereotipo del duo leader carismatico / nerd geniale.
Più che della vita di Steve Jobs qui si tratta di un sogno/incubo allucinatorio basato sulla sua vita, tant’è che anche lo scorrere del tempo è onirico, col film suddiviso in tre atti, ciascuno corrispondente a una delle tre presentazioni chiave di Jobs, slegati tra loro nel tempo e nello spazio, eppure uniti dal filo rosso delle tematiche e dei personaggi.
Il film stesso qui e là riconosce il suo status di finzione surreale, in particolare quando Jobs stesso commenta che pare che tutte le figure chiave della sua vita decidano di ubriacarsi e di andare a sfogarsi con lui ogni volta che sta per tenere un keynote.
In conclusione un ottimo film, ritmo perfetto, e recitazione fuori parametro di Fassbender e di tutto il cast.
Un’opera che sotto molti aspetti trascende la figura stessa di Jobs per diventare una riflessione su come certi tipi umani interagiscano tra di loro, acquisendo così uno status certamente più universale e simbolico rispetto a quanto sarebbe stato possibile con una “semplice” biopic.
Da vedere!
Steve Jobs (2015)
trakt.tv
Set backstage at three iconic product launches and ending in 1998 with the unveiling of the iMac, Steve Jobs takes us behind the scenes of the digital revolution to paint an intimate portrait of the…
Bell’analisi Bruno!
Aaron Sorkin…
ah a proposito kate winslet gran sorka
Kate Winslet è stata fantastica. In generale non aggiunge nulla alle biopic su Jobs, ma la regia di Boyle è IMMENSA. La scena dove lo silurano dal cda ha la potenza di un dramma shekspeariano (grande anche Jeff Daniels). Peccato per Woz, che ancora una volta non viene rappresentato come dovrebbe.
cioè, come avrebbe dovuto essere stato rappresentato? (non sono sicuro di aver azzeccato i verbi) chiedo per curiosità non per polemica eh 🙂
imho i verbi vanno bene, toglierei solo lo “stato”… avrebbe dovuto essere e basta…
