#SERIE: The Newsroom

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LE RECENSIONI PASTICCIONI DI FREE PLAYING PRESENTANO: THE NEWSROOM

Ho iniziato a vedere questo The Newsroom con una certa curiosità – una serie che parlasse del mestiere di fare i giornalisti, e del contrasto tra la necessità di fare ascolti e la volontà di fare bene il proprio lavoro, si prospettava molto interessante, a maggior ragione per il nostro importante ruolo di Giornalisti Videoludici qui su Free Playing.

L’inizio è una bomba, col protagonista – un anchorman di successo interpretato da Jeff Daniels – che manda affanculo una studentessa che, se fosse di queste parti, probabilmente sarebbe di Comunione & Liberazione, durante un seminario in università.

Poco a poco scopriamo che il personaggio di Jeff è un giornalista che da tempo ha deciso di mollare la spugna e di accontentare il pubblico dandogli merda, ma il ritorno in scena di una sua ex, che gli fa da produttore esecutivo, gli fa riscoprire la grinta di un tempo e lo riporta a voler fare il giornalista per sul serio.

EHI GUARDA, GREY’S ANATOMY IN VERSIONE GIORNALISMO

Premesse molto interessanti che però vengono affogate, per un bel po’ di puntate, da sottotrame romantiche da sfrantumamento di coglioni, con i personaggi femminili che danno sfoggio di ogni tipo di isteria possibile e immaginabile, e quelli maschili che fanno i pizzarroni drama queen che “io la amo, però sarà più felice così”, mamma mia veramente a un certo punto della seconda stagione stavo per mollare perché le due sottotrame sentimentali erano diventate davvero insopportabili.

Evidentemente qualcuno ha pensato che un tema come quello del giornalismo e delle sue problematiche potesse interessare solo a qualche pizzarrone liberal social giustiziere dalla lacrima facile, e per questo ha deciso di fornirgli dei personaggi in cui si potesse identificare.

Questa ideazione a tavolino dei personaggi è tanto più plausibile se pensiamo che le due coppie principali sono in pratica uguali, eccezion fatta per il segmento d’età: anchorman e produttore esecutivo per la fascia di mezza età, e i due produttori associati o quel che sono per i “giovani”.

MA L’AMORE NON TRIONFA

Per fortuna da metà della seconda stagione in poi tutte ‘ste pugnette cominciano a esaurirsi, ed entra in scena anche una terza coppia, più pragmatica e “down to earth”, che è piacevole seguire dato che è scevra da tutte le pizzarronate delle due coppie principali.

Ultima cosa sui personaggi: preparatevi perché ci sono un paio di inversioni a U nella caratterizzazione di alcuni di loro mica da ridere.

Per quanto riguarda la ciccia, i vari casi giornalistici di cui la serie si occupa (di cui molti fatti di cronaca veri e propri accaduti negli scorsi anni) non sono male, ma neanche troppo appassionanti. Alla fine tutto si riduce a dilemmi etici abbastanza da barzelletta, e sono da barzelletta perché la serie ha per protagonista gente che guadagna bene facendo giornalismo, una roba che ormai non esiste più e che ovviamente si fa fatica a comprendere.

AH GUARDA, CI SAREBBE QUESTA QUESTIONE DI INTERNET

Solo nell’ultima stagione si affronta davvero il problema attuale, e cioè che internet e le sue puttanate stanno disintegrando a livello economico la professione del giornalista.

Ma a quel punto Sorkin (il creatore della serie) s’era rotto le palle della TV e ha voluto chiudere tutto, con un finale, bisogna dirlo, molto ben costruito, certo anni luce avanti rispetto a tanti altri finali di serie chiuse in fretta.

In conclusione una mezza occasione mancata, perché The Newsroom è una serie che parla di problemi reali – il giornalismo, la sua etica, e la lotta contro l’informazione/intrattenimento – in un contesto assolutamente fuori dal mondo, ovvero il contesto idealizzato dei liberal chic, dove il giornalista “vero” e integerrimo può ancora avere speranze di sopravvivenza, se non di prosperità, robe davvero fantascientifiche.

NON TUTTO È PERDUTO

A salvare baracca e burattini ci pensano alcuni personaggi meno liberal pizzarroni – il protagonista anzitutto (un bravo Jeff Daniels che per ricompensa dopo è andato a fare il seguito di Scemo e Più Scemo), ma anche l’analista finanziaria interpretata da Olivia Munn (che si fa rivalutare alla grande) e il fidanzato della bionda isterica.

Inoltre, col tempo la serie migliora proprio perché piano piano cominciano a venir inseriti elementi di realtà… peccato che Sorkin, come detto, si sia rotto le palle prima che il setting potesse diventare un attimo più credibile.

Insomma, una serie che ha decisamente qualcosa da dire, e che dopo un rodaggio lungo una stagione e mezza stava cominciando a diventare davvero piacevole, ma nei confronti della quale dovrete turarvi il naso per il 70% del tempo se non passate i week-end a fare picchetti per la salvaguardia dell’ornitorinco nano del Guatemala.

Come si fa a non amare una serie che inizia cosi? Il personaggio di Will McAvoy risponde in maniera realista alla domanda “cosa rende grande gli USA”. The Ne…

Iniziata anche io a dicembre.
La prima puntata mi ha depresso pensando alla nostra situazione in Italia….
Non che all’estero sia tutto rose e fiori ma qui c’è propri puzza di letame sull’informazione.

sì ma la situazione presentata in The Newsroom è chiaramente una fantasia liberal, a meno che non vogliamo credere che in USA esistano giornalisti pagati a milioni di dollari che però non pensano ai rating “perché io sono giornalista vero”

Dovrò iniziare a guardarlo anchio ! Comunque questa scena mi ricorda il mai-abbastanza-acclamato Thank You For Smoking Thank You for Smoking http://youtu.be/-zNaeo8nPOo

Tobacco lobbyist Nick Naylor explains how to answer the question “Why America has the best government in the world?”

sì infatti jeff daniels pare un po’ la versione di contrabbando di aaron eckart, però se la cava

the newsroom è na mina

cioè positivo o negativo?

http://theshelternetwork.com/the-newsroom-giornalismo-battaglia-contro-i-mulini-vento/

The Newsroom e il giornalismo | Speciale

theshelternetwork.com
Ho appena finito di vedere The Newsroom, la serie TV di Aaron Sorkin, e mi ha fatto pensare un bel po’ sul perché e il per come del giornalismo di oggi.

Bruno, conta che gli USA hanno una realtà giornalistica diversa dalla nostra, o da quella europea se per questo

bru non capisci un cazzo, ma con amore <3

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