Hola amisci, nel mio percorso di riscoperta dell’indie vero, fatto a mano come i bei giochi di una volta, ieri mi sono imbattuto in questo PLLUG, un platformino molto semplice, ma che mi ha saputo evocare sensazioni dimenticate.
A differenza che nei giochi di Daniel Linssen (http://bit.ly/2bu6vET) non c’è del vero genio nel gameplay: la “trovata” di questo PLLUG è semplicemente che il mondo di gioco è buio e il protagonista deve “ricaricare” la sua capacità di illuminare i dintorni con apposite stazioni oppure “rubando” la luce dai lampioni presenti qui e là nei livelli.
A livello diegetico (ciao Davide) però devo dire che questa trovata si sposa molto bene con il feeling che il gioco mi ha saputo restituire, quello di star esplorando un mondo sconosciuto e misterioso, feeling che si accompagna molto bene col fatto che la meccanica centrale del gameplay consiste proprio nell’illuminarlo, questo mondo.
E al contempo il mondo di PLLUG è fatto proprio per essere esplorato e contemplato, con i suoi strani (e occasionali) abitanti, con i suoi ambienti che appartengono più al mondo del sogno che a quello della razionalità, coi suoi suoni alieni e con le sue (bellissime) musiche, che di tanto in tanto vengono ad accompagnarci.
Assuefatti come siamo alle regole del mercato mainstream e alle sue produzioni che finiscono per assomigliarsi un po’ tutte, è davvero raro e prezioso poter tornare ad assaporare il gusto della scoperta, dell’incognito, sentirsi ancora una volta sulla soglia di un mondo fatto “di luci e colori” (cit.) che aspetta solo di essere esplorato.
Ed è pure gratis!
PLLUG by carpetbones
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