#POST: Eurogamer.it – La critica di videogiochi ha un problema

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Vecchi che scrivono per vecchi.

La critica di videogiochi ha un problema – editoriale

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Per chi lavora nel mondo dei VG, è diventato impossibile interpretare correttamente i gusti del pubblico. La critica di videogiochi ha un problema?

Ci sono due errori gravi: 1) i recensori sbagliavano pure all’epoca, sopratutto quelli italiani, poi con l’arrivo della PSX non ne parliamo… 2) guai a non mantenere vivo il passato se il videogioco vuole essere cultura come il cinema e altri media, deve mantenere una continuità sbattendosene di quello che va in voga. Sarà al massimo il futuro a rivalutare certi titoli (come in passato).

Super console azzeccava quasi tutto.

Secondo me commette l’errore di vedere il critico come quello che dovrebbe azzeccare i voti dei giochi che il grande pubblico acquisterà in massa.

concordo con il parere dell’Egregio Tagliaferri

in pratica bisogna distinguere la figura del critico veroe proprio da quella del “Consigliere agli acquisti”, figura storicamente più antica nella tradizione italiana e comunque degna del massimo rispetto.

Io credo semplicemente che la premessa sia errata, che non si debba auspicare un mondo in cui tutti i giochi film o dischi ricevano gli stessi voti da critica e pubblico, perché le chiavi di lettura sono diverse così come le valutazioni.

La verità è che chi è interessato a capire com’è un gioco deve poter sapere cosa ne pensa chi lo gioca per puro piacere e chi per portare il pane a casa, e poi valutare.

Poi qualche volta succede Half Life 2, dove due mondi diversi diventano convergenti.

Non si tratta dello stesso voto, ma di due valutazioni separate, entrambe entusiastiche.

Il critico però…può stare sui grandi portali?

Per definizione no. Il suo compito sociale è quello di rinchiudersi all’ultimobpiano della Torre d’Avorio a lanciare noccioline al cianuro ai plebei “gamers”. Quando saranno tutti morti potrà scendere tra i comuni mortali e predicare le sue idee critiche come fa l’albero che cade nella foresta e nessuno lo sente.

molto semplicemente cmq oggi c’è anche molta più differenza di tempo a disposizione, con le riviste più o meno sui giochi ci passavi lo stesso tempo dei lettori, specie in epoca 8/16 bit che i giochi erano pure mediamente più brevi. Oggi un GTAV devi finirtelo in una settimana, mentre chi ti legge magari ci giocherà per anni…

Già…nonostante tu recensore, che te lo devi finire in una settimana per esigenze di portale reputi che la tua esperienza di gioco sia la stessa di chi ci mette più di tre mesi per finirlo? Non solo, sei anche libero di trattarlo un po’ come cazzo ti pare. Non fa una piega. Ma su questa cosa ho avuto scontri assai poco popolari con Figueiri che scrivono per diverse grandi testate, quindi, taccio. Non mi convince, semplice. La devozione ad un titolo porta ad una comprensione maggiore del medesimo, e finisce tasselli a chi si avvicina. Certamente è incompatibile con il trend odierno.

Ma come può un povero cristo trovare l’entusiasmo per parlare dei soliti identici giochi, che escono i soliti identici mesi e propongono le solite identiche cose, per 10 anni di fila?! 😀

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Lpf sul gruppo Fp

Eh certo, ci avevo spammato FoW 😀

Chiudendo sul discorso “stampa”…Mio padre è sempre stato un superappassionato di tecnologia, non vi tedierò con storie tipo la nostra trasferta per accaparrarsi un Vic20 della prima infornata commercializzata in Italia con me che ero una pulce – tagliando corto – sta roba gli è sempre piaciuta da morire, ha sempre sponsorizzato volentieri il lancio di qualsiasi console giapponese, ma purtroppo non ha mai potuto giocare a niente. Non ci riusciva pad alla mano.

Su Mario muoveva il pad invece della croce per farlo saltare da una piattaforma all’altra, conosce l’effetto sonoro di qualsiasi picchiaduro Capcom e Snk che sentiva provenire in loop dalla mansarda ma non è mai riuscito a provarne uno, ogni tanto incuriosito dal nuovo mostro provava a fare una partita a qualcosa, ma niente, non c’era verso, ripiegava nel suo studio sui punta & clicca per PC e amen.

Da anni ha la sua tag con prefisso Crumbling affibbiatogli di default durante l’iscrizione al Live, gioca felice i suoi giochi, s’è fatto tutti i Tomb Raider inclusi l’Anniversary e l’ultimissimo che esce ora su Ps4, tutti gli Assassin’s Creed, i survival e le avventure in generale, perché sono giochi di una facilità estrema, con una curva d’apprendimento più morbida di un cuscino di piume, che ti indicano bene o male come muoverti o cosa fare, che non ti richiedono sforzo alcuno per essere portati infondo perché in percentuale massima sono fruizione passiva… Io non ce l’ho con questi giochi né, poverini, tantomeno con chi li fa: devono accontentare tutti, devono essere fruibili da chiunque, devono poter raggiungere il più vasto numero di persone perché farli costa tanti soldini, tutto sacrosanto… Ma benedetti figlioli, ci sia uno, dico uno, che parla di giochini e che faccia presente che per le mani ha un prodotto commerciale al punto di risultare banale, fritto e rifritto da diventare soporifero dopo 10 minuti, semplice da risultare subito semplicistico e scontato!? Ci sarà mai uno che lo fa? No, il motivo è implicito, non nascondiamoci dietro a un dito: non può farlo. Ma a nessun giocatore di vecchia data piace questo ciarpame. Semplicemente non è possibile che a uno che gioca da sempre possano piacere queste vaccate inutili 😀

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