#FACEBOOK: Cultura del videogioco: un sogno impossibile?

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Vorrei aprire un dibattito abbastanza accesso negli ultimi anni, ovvero l’ipotetica “cultura videoludica”. Secondo me è una chimera. Mi spiego, non intendo dire che non esista, ma che è impraticabile per ovvi motivi di sostenibilità del tempo. Mentre recuperare un film o un album musicale è impresa semplice, che al massimo ti porta via una serata, il videogioco non permette questo. In media, che sia un videogioco nuovo o degli anni 80, almeno-almeno una settimana te la porta via. Certo, per i vecchi giochi ci sono vari trucchetti: tipo savestate o “gettoni infiniti”, ma questi escamotage non fanno apprezzare a pieno l’opera, quindi si tende poi ad avere una visione errata del titolo in questione.
Inoltre il videogioco necessita di un momento di “isolamento” e relax, mentre la musica può essere usufruita anche in macchina o al lavoro. Discorso simile per i film che può essere guardato in famiglia. Mentre il videogioco no, è un’esperienza che devi fare in prima persona per capire certe meccaniche, non basta guardarlo passivamente.

In ogni caso, se ci pensate, è umanamente impossibile per chi ha una vita normale (ergo lavoro/scuola+impegni) giocare a tutti i giochi rappresentativi delle varie epoche, immaginiamo ampliare il catalogo con tutti quei titoli “semplicemente” ottimi/buoni.
Quindi la questione è: il videogiocatore è destinato a perdere il proprio passato, alterandone il valore stesso (nel bene e nel male)? Ma soprattutto, avere una “cultura videoludica”, a questo punto, cosa significa? Ha un reale senso parlare di ciò?

intanto c’è da premettere che più che lavoro e famiglia secondo me sono internet e i social network a togliere tempo, proprio perché cannibalizzano il tempo libero a botte di un like alla volta

secondariamente credo che cultura significhi non solo sperimentare direttamente, ma anche avere libri, saggi, studi su cos’è e cos’è stato il videogioco

in tal senso credo che la cosa sia, per quanto difficile, comunque fattibile

oltretutto poi questa cosa dello sperimentare un videogioco così com’è stato pensato vale fino a un certo punto, ipoteticamente ragionando su questa linea anche quando oggi vedi un film di 50 anni fa non lo sperimenti come l’avresti sperimentato all’epoca perché vivi in un contesto sociale diverso

con questo non voglio dire che guardarsi un longplay è uguale a giocarsi il gioco, anzi, e sicuramente c’è uno stacco molto maggiore rispetto al guardarsi un film “fuori dal suo tempo”, però insomma comunque non lo vedo come un motivo per alzare le braccia e dire “no la cultura del videogioco non può esistere”

certi giochi li giochi, altri li vedi giocare, di altri ne leggi analisi e studi, e così via

di sicuro del videogioco si avrà tendenzialmente una conoscenza più indiretta a causa dei problemi pratici e di tempo che hai detto anche tu, però ripeto non credo che questo renda “impossibile” il crearsi e soprattutto il coltivarsi di una cultura a riguardo

I videogiochi si giocano su YouTube… Questo è il futuro, quantomeno per quelli troppo vecchi e complicati da recuperare e giocare.

Per come l hai messa nel post il concetto stesso di cultura viene messo in discussione, seguendo il tuo ragionamento non sarebbe possibile avere nemmeno una cultura musicale, infatti é materialmente impossibile fare esperienza di tutta la musica conosciuta nell arco di una vita umana, stesso discorso varrebbe per qualsiasi altro soggetto declinabile con la parola “cultura”: cultura gastronomica, cultura folkloristica, cultura delle pagnotte di pane E via discorrendo. Fare “esperienza” di qualcosa certamente te ne aumenta la conoscenza …e quello che definiamo come cultura é un piu o meno la somma di queste conoscenze. Insomma, quello che chiamiamo cultura non é onniscienza ma semplicemente ciò che conosciamo già e questo, per come la vedo io, vale per qualsiasi argomento. C’é chi ne sa a pacchi e chi ne sa meno ma, come in tutte le cose, quello che ci portiamo dietro é sempre una piccola parte del totale.

Ogni giorno escono più film e canzoni di quante tu ne possa ascoltare, quindi il discorso non regge da questo punti di vista.

Cultura videoludica, come filmica o musicale non significa averne consumata una quantità smodata ma il metodo con cui l’approcci, la conoscenza di determinati meccanismi che permette di cogliere chiavi di lettura, ecc.
Quindi in teoria anche dei longplay permettono di formarsela.

Ragazzi, io parlavo solo dei titoli essenziali , semmai con l’aggiunta di qualche titolo buono/ottimo da riscoprire. Ovviamente è impossibile giocare tutti i titoli esistenti (e non e neanche utile). Il tempo gioca a sfavore del media, recuperare anche “solo” i capolavori è estremamente difficile. Secondo il mio modesto punto di vista è un motivo per cui non si è mai formata una seria cultura dietro al videogioco e forse mai si formerà.

Scusa ma cosa intendi per cultura videoludica?

Conoscere i videogiochi per mano propria e non per sentito dire. In modo da poter analizzare le meccaniche e l’evoluzione.

Ti serve quindi un metodo per analizzarli, che tenga conto non solo dei limiti tecnici dell’hardware ma anche del contesto socio politico ed economico che porta scelte a livello di ambientazione e storia.
Per fare un esempio semplice Metal Gear: nasce negli ’80 da parte di un nipponico su cui pesa dalle generazioni precedenti la sconfitta in guerra e l’uso di armi nucleari -un americano avrebbe usato un approccio diverso per un tipo di bomba che non ha mai subito- ma anche dal limite del MSX nel visualizzare sprites e scrolling in modo fluido.

Federico Rosa certamente, e penso sia la parte più bella dello sviscerare la storia videoludica.

Non sono per niente d’accordo con la premessa del discorso.

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