Quelli che vogliono la politica fuori dai videogiochi sono i più politicizzati di tutti?
The Sin of Mainstream Videogames
www.gamesindustry.biz
Games & Politics in 2016: The movers behind this year’s resurgence of fascism cut their teeth radicalising young men in videogame communities
ho letto e non so, l’osservazione che il gamergate possa essere stato l’incubatore dei movimenti fasci che poi sono esplosi con trump è intrigante, e il fatto che i gamer possano essere una massa elettorale manovrabile con facilità è pure inquietante
ma poi l’articolo è degenerato nel solito “i publisher devono fare giochi con più diversità invece dei soliti sparaspara militari” che insomma secondo me ha stonato un bel po’ e che ha pure aperto il fianco alle critiche che sono prontamente arrivate dai fasci nei commenti
“Noi elfi a due passi da Valinor non ci eravamo accorti di un cazzo fino al Gamergate” è un’ammissione non da poco.
Aiutiamoli a casa loro, questi moriquendi!
Insomma, molte banalità alla Gramelini
– c’è differenza tra “politicizzato” e “politicizzabile”, gamergame ha avuto coordinate ben precise: il rifiuto delle narrative di giustizia sociale portate avanti da stampa di settore, sfociate nella terribile trafila di articoli “i videogiocatori sono morti” di Alexander e compagnia. Dopo che quei messaggi sono stati percepiti (ingiustamente) come minaccia della identità di videogiocatore, la narrativa di Milo & Co si è posta come forza uguale e contraria che ha raccolto consenso da una massa di uomini-bianchi-eterosessuali la quale si sentiva bersagliata da una narrativa che percepivano come ostile (non critico i SJW e non supporto questo gruppo, mi limito a descrivere la situazione). E’ vero: esistono i radicali, ma esistono anche, e soprattutto, i radicalizzati. Ignorare questo aspetto vuol dire mancare dell’umiltà e della freddezza che hanno dimostrato le decine di analisti di sinistra all’indomani delle elezioni americane. Facile bollare la gente come “fascisti” o alt-right, molto più difficile riconoscere che quelle persone non sono inerentemente allineate, ma si sono allineate in seguito a determinate situazioni e contesti socio-economici.
– possiamo, per piacere, smettere di usare Call of Duty e gli FPS militari come spauracchio di tutti i mali ? CoD, nel 2016, ha trasceso la cultura dei “videogiocatori su internet” e si è posta in una dimensione differente, molto più mainstream ed eterogenea, che ha poca intersezione con GG. Tralasciando il fatto che recenti analisi critiche hanno ridimensionato la spinta propagandistica della serie nella sua totalità, oggi come oggi è mooooolto più facile notare visioni politiche destrorse nel contesto totale dei vg. Se dovessi pensare a quale sia l’entità portavoce di ideali di destra, penserei per prima ad Ubisoft: Watch Dogs, Division, Far Cry, il marchio Tom Clancy, tutti titoli molti più allineati a destra e molto più vicini alla natura delle destre odierne rispetto a CoD, tant’è che Ubisoft ha dovuto ridimensionare tali ideali in maniera trasversale (vedere Far Cry 4 e Watch Dogs 2, meno evidentemente di destra dei precedenti titoli). In un mondo G0 (definito da Ian Brenner come un mondo in cui gli USA non detengono più la leadership mondiale, data la natura multipolare del mondo odierno), l’interventismo dell’era Bush non ha più senso. Inoltre non dobbiamo dimenticare gli AAA “seri” (Bioshock e Deus Ex in primis), i quali hanno dimostrato che tematiche serie vengono sistematicamente sepolte da esigenze di mercato
– ricollegandomi al discorso precedente, la riserva da cui Trump, GG e le destre odierne attingono proseliti è la cosiddetta Classe disagiata, un misto di ceto medio/working class che ha visto la propria condizione socio-economica diminuire sensibilmente, classi insoddisfatte dalle sinistre post-comuniste, le quali hanno abbracciato l’idea che giustizia sociale e sviluppo economico possano essere politiche divise percorribili su percorsi differenti e paralleli, abbracciando politiche economiche liberiste e tentando di ergersi rispetto agli avversari conversatori appropriandosi della superiorità morale dei temi sociali che portano avanti. Possiamo vedere sotto gli occhi che queste sinistre si stanno sgretolando, e che gli elettorati si stanno sempre più dirigendo verso persone che promettano loro isolazionismo, identità, benessere personale. Non sono guerrafondai, non sono inerentemente razzisti. Finché non si capirà questa differenza, non ci saranno altro che belle parole buttate al vento
Rudin appoggio alcune conclusioni, ma l’ultimo punto ormai è un po’ diventato un mantra con cui si rischia di giustificare troppe cose “borderline”, secondo me. Dopo l’elezione di Trump sempre più persone tirano in ballo questa cosa del “non sono X, non sono Y, non sono Z, non li capite!” e mi chiedo se esista un “vuoto” in cui qualcosa “è ma non è” allo stesso tempo, senza scomodare la filosofia classica. Se le azioni, le abitudini, i gesti, i giudizi e le parole valgono ancora qualcosa, allora io su quelle mi baso e quelle giudico. Voglio offrire pure il beneficio del dubbio, ma non ho il potere di giudicare un qualcosa che non esiste o non viene esposto o viene supposto contro l’evidenza. Va bene che l’apparenza inganna, va bene che ogni caso va contestualizzato ecc ecc…ma se una persona si esprime con toni tipici dell’ideale “X”, mette in pratica comportamenti e azioni che sono storicamente promosse dall’ideale “X”, contrasta qualsiasi ideale storicamente avverso a “X”, rompe i coglioni a chiunque pensi in modo “Y”, analizza i problemi del mondo con un modus ragionandi derivante sempre dall’ideale “X” => posso arrivare alla conclusione che quella persona sposi l’ideale “X” o quantomeno sia molto vicina a quel tipo di visione del mondo, o no?
Eppure nel momento in cui, per induzione logica, chiami “X” quella persona => ARGOMENTO DI PAGLIAH! PERZONAH FALZAH! NON CAPISCI! RADICAL CHIC! FIGLIO DI PAPÀ COMUNISTAH! (che è lo stesso identico metodo di “giudizio sull’apparenza” che tanto li fa incazzare, in sostanza)
Quindi booooh, è un casino. Il “non abbiamo capito il problema” è sacrosanto, sono il primo a concordare e fare auto-critica, ma nel dubbio il test dell’anatra fa ancora il suo sporco lavoro nel capire se una persona “ci è o ci fa”. Poi ripeto, l’apparenza può ingannare ecc ecc, tutto lecito, ma se un tizio sembra un’anatra, nuota come un’anatra e starnazza come un’anatra, allora probabilmente è un’anatra. Altrimenti mi chiedo perché voglia sembrare una cosa che non è.
Carmelo, lo capisco ma allo stesso tempo mi chiedo: “qual’è l’alternativa ?” Assumere che viviamo in un una realtà in cui la metà delle persone sono razziste xenofobe (come la maggior parte delle analisi post elezioni volevano suggerire) ? Non riesco a pensarlo, anche in virtù della mia personale esperienza con il razzismo e l’integrazione. Personalmente credo che l’attuale condizione dei social non abbia fatto nulla per migliorare la nostra capacità di leggere la realtà, quindi preferisco pensare che ciò che osservo sia una porzione non rappresentativa; l’unica cosa che so per certo è che le persone normali non hanno forti opinioni (politiche, religiose, etc) e penso che ciò sia il “vuoto” a cui ti riferisci: una inerente passività che si riempie grazie a precise condizioni e stimoli. Su Quora (un sito di domande/risposte molto diffuso in America) ho letto decine di opinioni di elettori pro Trump provenienti da realtà proletarie del centro USA, i quali molto pacatamente hanno illustrato i vari malesseri sociali, ben lontani dagli estremismi della alt-right. Diamine, noi lo stiamo vedendo con i 5 stelle: una grande parte di quel l’elettorato proviene dalla borghesia impoverita o da categorie di professionisti che si sono ritrovate a vivere sull’orlo della povertà, mentre le nostre sinistre si auto convincevano che non c’era niente di male a flirtare con le banche e l’altra finanza, se nel mentre promuovevano il contentino SJW (obamacare, unioni civili, etc). Per me è molto piú verosimile una visione del genere che un perentorio giusti vs sessisti/razzisti
Poi non voglio giustificare nessuno, ma penso che mettere etichette non accresce la mia comprensione del problema: puoi ripetere 1000 volte che i 35 euro degli emigrati sono una bufala, ma non farai progressi se non influenzi i malessere che rende quella bufala cosí appetibile da credere
Comunque sì, metà delle persone sono razziste xenofobe. Senza andare negli USA che non conosco.
Rudin da un lato capisco quello che dici, dall’altro sta di fatto che il malessere dietro la bufala dei 35 euro agli immigrati non lo risolvi col muro o con le altre puttanate populiste che ci propinano trump & soci, magari lo risolvi invece calmandoti un attimo e ascoltando gli “antipatici” Clinton & co.
poi cmq ‘sta cosa che gli elettori di Trump sono tutta brava gente pure meh, magari dietro la facciata “brava gente” c’è cmq quel filo di razzismo e di xenofobia che ti fa preferire a pelle il candidato “di pancia”, o c’è quel sottile gusto un po’ fascio dei “bei tempi andati” che ti fa accettare pure una roba impresentabile come trump pur di non darla vinta a chi invece dall’altra parte propone di aprirsi, di progredire, di accogliere, etc etc
poi ci sono gli utili idioti che vivendo nel loro mondo di ideali iperuranici preferiscono il candidato di merda che è tutto l’opposto di ciò in cui credono pur di non doversi associare a qualcuno che non è l’incarnazione perfetta di ciò che vorrebbero, ovvero o tutto o niente e non sia mai che ci siano mezze misure
IMHO il populismo alla trump riesce a raccogliere tutto uno spettro di target che va dal redneck scopacugine allo scontento capricciosetto di sinistra fino alla “brava gente” che però sotto sotto ‘sta roba che i negri devono avere gli stessi diritti anche no
detto ciò speriamo che sia come dici tu e che il muro e tutte le altre puttanate fossero solo una facciata e che tutte le ulteriori puttanate che sta collezionando negli ultimi tempi non siano altro che propaganda dei media e che alla fine si riveli un buon presidente
L’astensione era sul 60%: dire “ha vinto trump = la maggioranza la pensa come lui” mi sembra esagerato.
Rudin come dicevo, io concedo il beneficio del dubbio una volta, due volte, pure 10 volte, e capisco il problema del semplificare tutto in “sei X/sei Y!” quando trattiamo argomento troppo complessi e pieni di sfumature. Ma se una persona mi mostra pragmaticamente sempre e solo il lato X della medaglia, perché dovrei pensare che ci sia “altro” se non mi viene mai mostrato? La conclusione può essere sbagliata ovviamente, ma sperare che il giudizio cambi dicendo sempre le stesse cose è come sperare che le cose cambino non andando a votare e poi lamentandosi che altri hanno deciso.
L’alternativa più empirica sarebbe quella di infrangere tutte le regole della privacy e avere pieno accesso a quei famosi Big Data su cui tutti i governi vogliono mettere le mani. Avendo accesso a quella mole inestimabile di dati (quest’epoca è la prima che offre all’umanità uno strumento così potente e preciso per “capire”) tutte le chiacchiere crollerebbero. Il problema è che una roba simile poi sfocia nel gombloddismo snowdeniano e pur ammettendo che sia possibile, rimane comunque lo scoglio del doverli interpretare, studiare, profilare, scorporare, analizzare e contestualizzare: roba da uscirne pazzi. Inoltre il risultato potrebbe tanto farci tirare un sospiro di sollievo (in senso positivo/ottimistico e quindi facendo crollare un sacco di convinzioni e stereotipi) e tanto farci rabbrividire ancor più in negativo (magari scavando a fondo scopriamo ancora più merda di quella che percepiamo in superficie o possiamo immaginare). Non lo so se ci piacerebbe sapere cosa pensa realmente laggente mentre sa di non essere osservata.
Per capirci: potrebbe venire oggettivamente fuori che, dati alla mano, la metà della popolazione americana (dopo analisi di milioni di dati personali) sia realmente convinta che alzare un muro e cacciare i musulmani sia l’unica soluzione a tutti i loro problemi. Non importa poi se lo sia davvero o meno, perché qui parliamo di “percezione di un problema” e la percezione la puoi pilotare in mille modi. Le destre ultra-estreme (ma vale anche dall’altra parte se estremizziamo) sono maestre in questa tattica tanto vecchia quanto funzionale al risultato elettorale e alla caccia alle streghe ad orologeria (senza un “nemico” gli crolla la terra sotto i piedi).
Federico Rosa, hai ragione, ma d’altro canto l’astensionista sceglie di non essere calcolato. Non lo dico con biasimo, è la scelta che io stesso compio sistematicamente da anni, ma tant’è.
