#VG: Short Peace: Ranko Tsukigime’s Longest Day, gioco o no? Ce lo dice #SEEP!

0

Dopo qualche mese dall’acquisto ho finalmente giocato a
Short Peace: Ranko Tsukigime’s Longest Day per PS3.
Bè, la premessa è semplice: si tratta (in sostanza) di una collezione di quattro cortometraggi davvero molto belli con un giochino bonus.
Ma noi siamo nerd e ci interessa la parte ludica, allora cosa dire al riguardo? A dire il vero non lo so neanche io di preciso, mi ha lasciato quella sensazione del tipo: “ma cosa cazzo ho giocato?”

La narrazione parte quasi in maniera sobria, nulla che la follia nipponica non ci abbia abituato negli anni, ma dopo i primi dieci minuti il gioco inizia a prendere una strana piega. Per prima cosa veniamo catapultati nel vivo del gameplay, che di base si tratta di un action 2D a scorrimento dove dovremmo correre abbastanza veloci per non farci afferrare da luride mani (e altro…). Il tutto è ancorato alla tradizione arcade: pur sembrando un giochino semplice, il tutto appare abbastanza complesso nell’essere padroneggiato bene; il che si traduce nell’eseguire lunghe combo, salti perfetti per scovare vie secondarie, bonus da raccogliere e così via. Devo dire che la smania di fare un bel punteggio mi ha abbastanza fomentato più di un’occasione.

In ogni caso, finita questa prima sessione ludica il gioco sterza completamente e qui esce tutta la follia marchiata made in Japan. Il tutto appare così surreale che ci si dimentica che è un’opera giapponese e quindi si rimane spiazzati ugualmente. Però sapete cosa c’è? E’ che in mezzo a tutta questa follia c’è qualcosa di profondo, che traspare in brevissimi dialoghi – tra un nonsense e un stupidissimo mini-game, ma c’è qualcosa – si respira il disagio, traspare la critica sociale… certo, non si capisce in quale cazzo di direzione è rivolto tutto ciò, o se semplicemente sono nostre seghe mentali, ma chi se ne frega. Il mondo lì fuori ha davvero delle cose che fanno schifo, e questo gioco ce le ricorda. In modo assurdo, indiretto, visionario. Ma ci fa sentire… come dire, vivi?

Insomma, un trip che vale la spesa di quei 6-7 euro, il prezzo che si trova in qualsiasi GameStop. Non cambierà la nostra vita, non cambierà la storia videoludica… ma sa come intrattenere in quell’oretta di puro surrealismo, dove scadere nel ridicolo è spesso semplice, ma non questa volta.

Io lo adoro.

Sì, è tipo una droga, mi ha incollato allo schermo, non capita spesso.

Dentro hanno rifilato, senza una logica, l’antologia di corti di Otomo. Ma già quello vale il prezzo.

Sì, sì, come dicevo, secondo me ha senso solamente se si è interessati ai quattro cortometraggi (molto fighi, tra l’altro), infatti il gioco sembra più un bonus che altro (comunque molto godibile, a parer mio).

Comments are closed.