Finora la narrazione dominante (almeno a livello super pop) era stata quella degli indie che facevano il dito medio ai publisher e andavano a diventare ricchi e famosi in proprio, stile Indie Game: The Movie.
Adesso però comincia a far capolino anche una tendenza contraria, ovvero quella degli indie che, stanchi di fatiche, incertezze e isolamento, tornano felici all’ovile dei grandi studi, dove gli viene offerto un tetto e un pasto caldo.
Al di là degli scherzi il ritorno può non essere così traumatico: si può capitare in team relativamente piccoli, dove comunque ognuno può dare il suo contributo e la sua impronta al progetto, e in più gli studi AAA tengono comunque in considerazione l’esperienza che gli indie hanno acquisito sul campo.
Anzi, oggi non è così raro vedere developer che cominciano la loro carriera come indie, e poi vengono assunti dagli studi più grandi forti di un portfolio che abbia già qualche progetto fatto e finito sotto la propria ala.
La morale della favola (e dell’articolo) è che dopo la mentalità sottilmente (e a volte neanche tanto sottilmente) “noi contro loro” dei primi giorni del boom indie, adesso i due mondi possano finalmente incontrarsi, contaminarsi e arricchirsi in modo più proficuo.
Is there an exodus from indie back to AAA?
ubm.io
“If you average out indies, they make far less than AAA devs,” says Teddy Dief, creative director of Square-Enix Montreal. “Don’t go indie for the money. Hell, don’t go into games for the money.”
