Repubblica ha pubblicato quest’articolo/marchetta per un gioco indie italiano e già ci sono reazioni indignate da esponenti della specializzata per le inesattezze (tipo che il gioco è stato sviluppato solo con 30 euro).
Io mi limito a dire che ok, la generalista spara cazzate ed è pure giusto correggergliele, però d’altro canto in Italia manca un sito che faccia da punto di riferimento e che si occupi in maniera costante e day by day di gamedev: Indie Vault lato blog latita e lato forum (dove pure tra l’altro il gioco era passato: http://bit.ly/1ZTuPEE) è un po’ spento ultimamente, GPI pure ci sono passato un paio di giorni fa e non mi sembrava vivacissimo, per il resto iniziative carine ogni tanto (Svilupparty, Game Over, AESVI che porta i dev in giro per il mondo, la Spaghetti Jam di IV stesso, il Game Happens di Genova)…
…ma in generale per il resto è tutto sparpagliato in gruppetti social e forum più o meno sperduti (dove magari si è in quattro gatti, ma comunque si riesce a litigare e a dirsele), e IMHO è (anche) per questo motivo che si fatica a creare una vera cultura del gamedev qui da noi…
I videogame da milioni di dollari ora si sviluppano in cameretta
www.repubblica.it
Si intitola The Warden il videogioco homemade realizzato dai Black Mist, un gruppo di ragazzi romani che ha messo insieme le proprie competenze per
Si OK ma che palle … quante volte nei vari Cannes giornalisti se ne escono con “film X è stato fatto con 30 euro”
Sono narrative giornalistiche rodate, e per certi versi anche necessarie, a vendere l’impresa piú che descrivere la realtà
