Ho appena finito di vedere The Boy and the Beast (AKA Bakemono No Ko), molto in breve a livello tecnico eccezionale con disegni sfondi e soprattutto animazioni è da mascella a terra, senza sottovalutare il comparto sonoro che a fronte di musiche funzionali si carica a molla nelle scene d’azione con effetti sonori da oscar che accompagnano magistralmente le solite urla dei doppiatori giapponesi.
Narrativamente parte davvero a razzo, ma poi si smoscia nella parte finale, però rimane comunque una visione consigliatissima. Vedetevelo vedetevelo vedetevelo tutti che pur non essendo un’opera perfetta le cagatone Marvel e DC non sono degne manco di leccargli lo sporco tra le dita dei piedi, e ora ovviamente partirà da parte del sottoscritto il recupero totale globale di tutta la filmografia dell’autore Mamoru Hosoda.
Prima di chiudere vorrei dire due parole sulla chiave di lettura che ho dato al tutto e quindi anticipo che sarà
SPOILER
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Personalmente credo che tutto il film sia un’allegoria del passaggio dall’infanzia all’età adulta, con i vari personaggi del mondo delle bestie che rappresentano il mondo inconscio del ragazzo, e ovviamente Kumatetsu che ne rappresenta più di tutti la spontaneità e la gioia/fame di vivere (laddove ad esempio il maestro rivale rappresenta la tendenza più OCD alla precisione e all’impegno).
Una cosa simile a Inside Out per intenderci, solo che i giapponesi per fortuna non hanno bisogno di dirti EHIII QUESTA È LA RABBIA VISTOOO? E QUESTA È LA TRISTEZZA VISTOOO? e così via. Un po’ di sfumature e di nuance, cazzo!
Questa interpretazione viene facile specialmente quando si considerano secondo e terzo atto del film, con Ren che “adulto” torna nel mondo degli umani, di fatto cominciando ad abbandonare le fantasie e le favole dell’infanzia.
Tutto il quid del film dunque si basa sul come integrare l’emotività e l’inconscio infantile con le necessità e i doveri della vita adulta, il contrasto è tra Ren, che alla fine sigilla la sua infanzia nel cuore, e il figlio del cinghiale, che invece porta simbolicamente la sua infanzia addosso come un vestito che lo protegga, non capendo che così non farà che allargare ancora di più il buco che ha dentro al cuore.
Peccato che, se la cosa funziona a livello simbolico, a livello narrativo si noti invece molto lo stacco tra il Ren “bambino” e il Ren “quasi adulto”.
Idealmente un film metaforico funziona anche preso in sé e per sé, senza inquadrarlo nel messaggio che vuole veicolare, ma nel caso di questo The Boy and the Beast la cosa riesce e non riesce, dato che la trasformazione repentina di Ren da Karate Kid a secchionazzo topo di biblioteca viene resa in maniera davvero troppo improvvisa, così come il figlio del cinghiale che da figura sullo sfondo diventa di botto il nemico finale.
Simbolicamente ci sta a rappresentare lo shock del passaggio all’età adulta, eh, narrativamente invece ripeto mmm…
Ma ripeto, meglio una narrazione un po’ così, ma che comunque parla al cervello quanto alla pancia e al cuore, che non le storielle per bambini di Capitan America e soci. È così che riesci a fare un incipit che è una bomba e che sa toccare tutte le corde giuste in tutti i momenti giusti, non con “ah eravamo amici ma ora siamo nemici ma siamo ancora amici e comunque è tutta una cospirazione dei nazisti cazzo che roba seriaaahhh!”.
Ma poi chicche del tipo gli animali che cercano di crescere gli umani pur sapendo che è nella loro natura covare il male… come nel mondo reale gli uomini tentano di crescere gli animali selvaggi come fossero l’animale domestico pur sapendo che in fondo rimarranno sempre selvaggi e imprevedibili…
Cazzo che bello quando vedi un film e alla fine senti il cervello che ti frulla e rimani soddisfatto e vedetevelo che è bello bello.
Anch’io ho sofferto un calo di ritmo a metà, ma poi mi è piaciuto come sviluppi con gran respiro il racconto. Rimane però a risultati meno convincente di wolf’s children.
disponibile su Crunchyroll?
ahah, no questo no purtroppo
